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Una nuova tecnica espressiva: l’Ecto Musica.©

 

Si chiama Ecto Musica ed è una nuova esperienza musicale. E’ l’ultima frontiera dell’umana fantasia che fa della speciale sinergia tra esecutore e ascoltatore l’input necessario all’improvvisazione. Improvvisazione, colonna portante dell’Ecto Musica, è lasciare spazio alla creatività, comporre nuova musica in maniera istantanea. Il musicista improvvisa e l’ascoltatore, con la sua presenza e la sua energia, influenza la performance in atto. Un’idea nuova e curiosa che potrebbe lasciare qualche perplessità, ma è lo stesso ideatore a delucidarci in merito. Fautore dell’Ecto Musica è Fabio Bottaini, è stato lui a elaborare questa nuova espressione musicale e a divulgarla in occidente. Prima di lui erano stati gli indiani d’America, gli sciamani di Tuva e le antiche tribù dall’Africa al Messico a sperimentare, in qualche modo, questa forma d’arte attraverso i rituali eseguiti con il tamburo. Sebbene il tamburo non abbia sonorità melodiche induce uno stato di trans simile a quello oggi sperimentato con l’Ecto Musica. Raccogliere l’eredità di questi riti ha significato scoperta e successiva rielaborazione di suoni e tecniche poi codificati da Bottaini mediante il pianoforte. Non a caso ecto deriva dal greco “fuori”. L’Ecto Musica ribalta il concetto dell’esecutore che suona il pianoforte E’ piuttosto lo strumento che si “impossessa” del musicista. In questo modo la fusione tra i due è garantita. Light motiv all’esecuzione è l’improvvisazione che ha bisogno di due importanti direttive per aver luogo: la Via Musicale e la Via Estatica. La prima è tutto ciò che il musicista ha imparato nel corso della sua formazione: la teoria, l’esercizio, la musica scritta e tramandata, che costituiscono la cultura musicale di ciascuno. La Via Estatica è invece la capacità dell’autore di improvvisare e di entrare in estasi (ex-stasis = uscire dal corpo, inteso come dimensione fisicamente statica), di entrare cioè in quel particolare “stato modificato di coscienza”, attraverso il quale è possibile instaurare uno straordinario contatto con il proprio strumento. E’ da qui che nasce il nome di Ecto Musica. L’Ecto Musica segue la Via Estatica ed è il risultato dell’improvvisazione e della “comunicazione” e cooperazione con il pubblico. Senza far ricorso alla memoria cosciente l’improvvisatore si lascia guidare dall’intuizione diventando spettatore di un fenomeno particolare: “la musica “accade” spontaneamente, attraverso di lui”. E’ dal 1985 che Fabio Bottaini, dopo un passato da jazzista, si è avvicinato a questo tipo di ricerca, eseguendo improvvisazioni al pianoforte in ambienti opportunamente preparati.

Nella foto, Fabio Bottaini.

Dove, per ambiente, si intende uno spazio psico – fisico. “L’ambiente circostante influisce sulla produzione – sostiene Bottaini – la musica si materializza grazie all’energia proveniente tanto dai presenti quanto dall’ambiente circostante. Non a caso i miei concerti si sono tenuti sia in ambienti chiusi che in ambienti esterni. Anche la natura in quel caso ha giocato un ruolo fondamentale nell’esibizione.” L’atteggiamento mentale degli ascoltatori gioca un ruolo fondamentale durante l’esperienza musicale tanto da condizionare, in modo determinante, il processo creativo dell’autore e quindi la sua performance. Per questo motivo prima dell’esecuzione sono sovente utilizzate una serie di tecniche per favorire concentrazione e sinergia tra le parti. Il gruppo d’ascolto ha un ruolo attivo. Importante è anche la posizione degli spettatori, la migliore, secondo Fabio Bottaini, è quella sdraiata, perché consentirebbe a ciascuno di annullare i propri pensieri e l’atteggiamento critico della mente razionale. “I primi 14 anni sono stati duri, – spiega il fautore dell’Ecto Musica – prima di optare per questa soluzione durante i miei concerti gli spettatori erano semplicemente seduti. Ma non si creava il clima adatto alla produzione musicale. Conseguenza? Un forte stress e l’aumento della mia temperatura corporea anche per due giorni! La posizione ottimale per gli ascoltatori è non solo sdraiata ma, magari, con una benda sugli occhi.” Bisogna evitare gli ambienti freddi, se non è estate ci vuole la coperta. Si prediligono, inoltre, luoghi con luci soffuse, privi di rumori e di distrazioni, in modo che le persone entrino in profondità il più possibile. Tutto ciò favorirebbe la produzione musicale che è frutto della sinergia e della fusione tra le parti, che è insieme “collaborazione energetica collettiva”. Una performance tipo vedrebbe l’autore incominciare a tamburellare con i polpastrelli i tasti del pianoforte senza produrre suoni e, poco alla volta, iniziare a rilasciare delle note. Queste entrano ed escono dal piano, raggiungono la coscienza collettiva che si è creata intorno a lui e ritornano allo strumento, che diventa una sorta di “stampante sonora”. Allora in una sorta di feedback acustico il continuo scambio di energia consente alla musica di prendere vita perché è lo stesso musicista a porsi nel ruolo di ascoltatore. La qualità e il contenuto della musica, improvvisata al momento, è quindi il frutto dell’interazione tra le coscienze sincronizzate, che modulano in tempo reale il processo creativo in atto, innescato dall’esecutore. Una musica che lo stesso Bottaini sostiene “nascere dall’auto organizzazione psico – fisica del gruppo pilota di riferimento”. Non a caso alla domanda circa le doti necessarie per un Ecto Musicista egli risponde “Chiunque può cimentarsi in questa esperienza. Nei miei seminari ho sperimentato questa cosa. Ho lasciato che persone che non avevano mai suonato provassero a produrre musica in questo modo. L’importante è liberare la creatività che ciascuno ha dentro di sé, abbattere lo spirito critico e sbloccare i freni inibitori. Il risultato? Sarà un prodotto magari primitivo ma orecchiabile. Per il musicista che ha una base fatta di studio e di metodo, bypassare queste condizioni significa pura estasi, pura trans e possibilità di dar vita a qualcosa di importante”.

Alcuni momenti del concerto "Il respiro del Suono tra i fili... d'erba" che si è tenuto a Tempagnano (LU) il 19 luglio 2009. (Fonte: www.youtube.com).

E’ lo stesso ideatore dell’Ecto Musica a dare una delucidazione circa il concetto di “coscienza collettiva”. E se non fosse energia quella che è percepita dall’artista ma autosuggestione? “Ogni stato di trans si basa sull’autosuggestione – spiega Bottaini – tutta la nostra vita può basarsi su un leggero stato di trans che può amplificarsi in alcuni momenti. E se anche fosse autosuggestione la realtà è il prodotto musicale che viene fuori durante la performance.” A tal proposito, in occasione del meeting “Ai margini del Caos: fenomeni di autorganizzazione in Scienza, Arte e Umanesimo” tenutosi a Firenze nel 2008, l’autore aveva raccontato di alcuni studi condotti in merito. Grazie agli studi di alcuni ricercatori nel campo delle neuroscienze e con l’ausilio di apparecchiature come il Brain Olotester, (elettroencefalografo computerizzato capace di scomporre le onde cerebrali in 64 bande e di visualizzarle a colori sul monitor) si sarebbe raggiunta una maggiore comprensione delle dinamiche che intervengono a livello di “comunicazione sottile” tra persone, in ambienti opportunamente preparati. Tra le scoperte nell’ambito della “coerenza” neuro psichica, spiccherebbe quella relativa alla "sincronizzazione collettiva", ossia all'esistenza di un "campo di coerenza collettivo" tra persone in gruppo. Una serie di esperimenti, iniziati nel 1994, su gruppi di 12 persone, prima e durante una sessione di meditazione, hanno evidenziato un aumento della coerenza tra le onde EEG dei cervelli di persone vicine durante la fase di meditazione, con valori che hanno superato il 60% con punte massime che hanno raggiunto l'82%. Risulterebbe la prima dimostrazione scientifica dell'esistenza di un "campo di coscienza collettiva". Questi dati permetterebbero di comprendere le basi scientifiche della "telepatia collettiva", della cooperazione o delle difficoltà di relazione all’interno di gruppi di lavoro, classi scolastiche, società.” Queste ricerche avrebbero provato che esiste una comunicazione (elettromagnetica e anche non-locale) tra le aree del cervello e gli emisferi di una stessa persona, tra i cervelli di due persone vicine (madre-figlio, medico-paziente, amanti, ecc.) e tra i cervelli di persone in meditazione a distanza. Le nostre menti comunicano, le nostre coscienze possono sincronizzarsi e diventare parti di un “campo di coerenza collettiva” e quindi, nel caso dell’Ecto Musica, influenzarne l’ideazione. Alla nostra domanda circa il seguito di questa forma d’arte, egli risponde: “Penso di essere l’unico in occidente ad occuparmi di Ecto Musica, ciò non toglie che possano esserci altri cultori della stessa, che la praticano in forma anonima. Se la discografia riuscisse a investire anche in questo settore si potrebbe aprire un nuovo e interessante filone musicale.” Anche se, aggiungiamo noi, per sua natura, ascoltare un brano registrato di Ecto Musica è un’esperienza totalmente diversa da quella che si vive ascoltandola – realizzandola dal vivo. L’ascoltatore in tal caso contribuisce a creare le sonorità.

© Riproduzione riservata (15 marzo 2010)


 


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