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Sciopero dei migranti: il disagio esplode.©

 

Rosarno esplode in un crescendo di violenza e passa alla ribalta delle cronache, ma la rabbia cresce dal nord al sud dello stivale e si concretizza la protesta tra gli immigrati d’Italia.
La cittadina della piana di Gioia Tauro è stata teatro, nei mesi scorsi, di quella che è stata definita la “rivolta degli schiavi”, di tutti coloro che alla ricerca del paradiso si sono trovati ad assaporare l’inferno: quello della vita da bracciante clandestino assoldato dalle mafie locali, costretto alla miseria e oggi braccato in un’estenuante “caccia al nero”. Ma Rosarno rappresenta la punta dell’iceberg, l’esasperazione sfociata in violenza di una situazione comune a intere regioni. La periferia nord – est di Milano e le quattro ore di guerriglia urbana tra nordafricani e sudamericani, a cui si è aggiunta la violenza dei residenti successivamente all’omicidio di un giovane egiziano lo scorso febbraio un altro esempio.
Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia accolgono migliaia di immigrati che secondo le stagioni si muovono da una regione all’altra raccogliendo agrumi, olive, uva o pomodori. Il lavoro è in mano ai caporali, quasi tutti affiliati alle mafie locali. Dodici ore per venti o venticinque euro sui quali i caporali trattengono un pizzo di cinque e i camionisti che li trasportano sui campi un prezzo di due o tre euro. Uno stato di cose che, pleonastico ribadirlo, non può definirsi sconosciuto alle autorità ma che, come è uso e costume italiano, è posto sotto i riflettori divenendo materia di dibattito quando la situazione è ormai degenerata. Rosarno accoglie cinquemila immigrati di 23 nazionalità diverse su una popolazione di sedicimila abitanti, qui vivono in condizioni disumane, accampati in fabbriche dismesse o mai completate, in condizioni igieniche praticamente inesistenti e assistiti solo da associazioni quali Libera, Caritas e Medici senza Frontiere. Lavoro nero, clandestinità, ricatti e incapacità di darsi delle condizioni di vita accettabili alcune delle cause che hanno condotto all’escalation di violenze degli ultimi mesi: Rosarno è provata materialmente ed emotivamente, gli immigrati protestano e devastano il paese mentre i residenti reagiscono e giungono a impugnare le armi contro di loro. L’Italia accoglie continuamente nuovi flussi di immigrati, ma come al solito si divide in due: la val Padana e il Nord – Est con le sue piccole-medie imprese che, quantomeno sino alla “crisi” ne hanno garantito un’accoglienza decente, dall’altra il meridione con i problemi di sempre e le difficoltà di integrazione. Secondo le stime dell’Istat, gli stranieri residenti in Italia ammontano a circa 3 milioni 900 mila al 1° gennaio 2009, facendo così registrare un incremento di 462 mila unità (pari al 12,6%) rispetto al 1° gennaio 2008. Le cittadinanze straniere maggiormente rappresentate sono quella rumena (772 mila), albanese (438 mila) e marocchina (401 mila) che, cumulate, costituiscono il 40% delle presenze.

Popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2009, prime 20 cittadinanze, valori in migliaia (stima). (Fonte: www.istat.it).

La distribuzione degli stranieri sul territorio nazionale è nettamente più elevata nelle regioni del Nord dove risiede il 62% degli stranieri (23% nella sola Lombardia), contro il 25% di residenti del Centro e il 12% del Mezzogiorno.
Oggi la crisi economica continua a costringere le imprese a chiudere e gli immigrati cominciano a muoversi attraverso il paese alla ricerca di un lavoro. Pena il reato di clandestinità. Il pacchetto sicurezza voluto dal governo impone a chiunque di essi perda il lavoro di trovarne un altro entro i sei mesi successivi, trovare un nuovo lavoro significa poter rinnovare il permesso di soggiorno e continuare a condurre un’esistenza che possa definirsi legale. Va da se che l’attuale situazione economica e le difficoltà a cercare lavoro “impongono”, sovente, il suddetto reato. Ma c’è di più. Tanti gli immigrati che negli ultimi mesi si sono spostati verso sud alla ricerca di un lavoro, molti con i permessi di soggiorno in regola, sono stati costretti a scontrarsi con una realtà fatta di illegalità e ingiustizia. Spesso presi in prova dai coltivatori per una o due settimane per essere poi “rispediti al mittente” non pagandoli e dicendo loro che non hanno superato il periodo di prova. Così la truffa è andata avanti per mesi. Da un lato le aziende agricole che, per sfruttare i finanziamenti dell’Unione Europea preferiscono lasciare i frutti sugli alberi, dall’altra i caporali che preferiscono i braccianti bulgari e rumeni perché rispetto agli africani accettano paghe più basse (fino a 50 centesimi l’ora contro i circa 2 euro degli africani). Ma se al sud la difficoltà nel reperire lavoro costringe, troppo spesso, gli immigrati a una forma di ”schiavitù” e spesso in qualche modo all’invisibilità, la legge Bossi – Fini non sembra aver portato frutti tanto migliori al nord. Quanto al rinnovo dei permessi di soggiorno la legge impone 20 giorni per la consegna del nuovo documento. Le questure arrivano a una media di 101 giorni con un massimo anche di 850: cioè quasi due anni e mezzo, durante i quali chi resta disoccupato rischia di non essere più assunto, anche se trova un altro posto.

Popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2009, per regione (stima).

(Fonte: www.istat.it).

Si innesca in questo modo un meccanismo perverso che genera delusione e rabbia, così la violenza esplosa a Rosarno potrebbe non rappresentare un caso isolato. Da Nord a Sud i momenti di sfruttamento non mancano. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna non sono nuovi ad episodi di tal genere anche se meno palesi così in molti finiscono per dichiarare il fallimento della legge Bossi-Fini. Nel 2009 gli ispettori dell’Istituto Nazionali di Previdenza Sociale hanno stabilito che il 79% delle aziende visitate avevano dei dipendenti non in regola (con punte del 90% in Sardegna, dell’88% nelle Marche e nel Molise, dell’84% in Emilia-Romagna) e di questi una buona percentuale è rappresentata da immigrati.
Contro questo stato di cose e ogni forma di razzismo il mese di marzo ha visto concretizzarsi l’idea del primo sciopero degli stranieri. Maturata attraverso il web prima ancora degli incidenti di Rosarno grazie a un gruppo di donne e sostenuto anche via Facebook, attraverso un gruppo che ha viaggiato intorno alle cinquantamila adesioni; la manifestazione è stata indetta in contemporanea con lo stesso sciopero degli immigrati in Francia e in Spagna. L’idea era dare dimostrazione di cosa potesse significare per l’Italia il fermo, per un giorno, dei quattro milioni e mezzo di immigrati che vi risiedono ufficialmente. Secondo i più recenti dati diffusi dall’Istat la componente regolare degli immigrati si stabilizza sempre più. Ne è un segnale evidente il crescente numero di nati stranieri, che passano dai 64 mila del 2007 agli oltre 73 mila del 2008. Al 1° gennaio 2009, i minori stranieri erano 868 mila e di questi 520 mila nati in Italia, rappresentando la seconda generazione di immigrati, in senso stretto, con forte impatto sulle strutture e sulle organizzazioni scolastiche e sanitarie. Nell’ultimo decennio con l’evolversi della multi etnicità anche in Italia si è resa indispensabile l’attuarsi di una politica di integrazione sociale che incomincia però a mostrare le sue imperfezioni.

Primo Marzo 2010: Sciopero degli stranieri – le promotrici sono quattro donne.

(Fonte: donnedellarealta.wordpress.com).

Il colore di riferimento di “Primo marzo 2010”, questo il titolo della manifestazione, è stato il giallo. 60 le piazze d’Italia che hanno accolto l’iniziativa e 300.000, secondo gli organizzatori, le persone che tra italiani e stranieri hanno colorato di giallo le piazze d’Italia. Il colore è stato scelto perché rappresenta il cambiamento e per la sua neutralità politica, il giallo non rimanda, infatti, a nessuno schieramento in particolare. Un’idea e una provocazione che sembra voler rispondere al clima di intolleranza recentemente imperante nel nostro paese dove, ad una politica governativa di monitoraggio e “tolleranza zero” comincia ad opporsi la rabbia e l’insoddisfazione degli immigrati. Gli slogan propagandistici in merito non sono mancati da parte delle autorità governative ma, di fatto, ci si dimentica che l’economia italiana gira anche grazie all’immigrazione sia essa, purtroppo, clandestina che meno, o forse se ne è a tal punto consapevoli da non fare abbastanza per arginare il problema. Come impedire il flusso migratorio proveniente da quei paesi dove l’Italia continua ad investire? Retorico ribadirlo ma se le leggi fossero applicate e non propagandate, se l’integrazione fosse reale e non fittizia non sarebbe poi difficile combattere clandestinità e illegalità, non sarebbe impossibile ridare senso alla vita umana, non utilizzarla e poi liberarsene a proprio uso e consumo.

© Riproduzione riservata (15 marzo 2010)


 


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