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Cloud computing:
l'alternativa.©
Internet e le sue straordinarie potenzialità sono ormai date per scontate e la
necessità di indagare e sfruttare ulteriormente queste potenzialità ha preso
forma attraverso la tecnologia del “cloud computing”. “Nuvola” è sinonimo della
rete internet e per cloud computing si intende una rete planetaria, composta da
innumerevoli reti unite tra loro da standard e protocolli, che danno la certezza
dello scambio d'informazioni da un luogo all’altro anche senza che si conosca la
topologia della rete e quali percorsi seguiranno i dati. “Nube digitale”,
“Nuvola telematica” sono le diverse espressioni coniate per definire il “cloud
computing” e identificano l’insieme di tecnologie che consentono a un’utenza di
ampie proporzioni di sfruttare l’inesauribile varietà di risorse informatiche
(software e hardware) collegate e distribuite in Rete ("on the cloud", nella "nuvola
telematica"). A fruire dei vantaggi del “cloud computing” sono consumatori e
aziende per cui questa nuova tecnologia già da qualche anno rappresenta una
nuova risorsa sia in termini economici che di comodità. Per quanto concerne il
software, l'utenza può usare applicazioni e piattaforme direttamente sul web, a
costi moderati (secondo il modello pay per use), senza dover installare
programmi in locale, e quindi sottoponendo a minori sollecitazioni i PC;
rispetto all’hardware, il cloud computing (parente stretto del grid computing)
permette di utilizzare la potenza di calcolo di un alto numero di computer
interconnessi (su richiesta e al bisogno, a differenza del grid che assegna
risorse prefissate), contenendo investimenti in macchine e consumi elettrici.
Software, piattaforme e infrastrutture informatiche non sono più di competenza
dell’utente che con il cloud computing diventano un servizio. L’utente per
servirsene non ha bisogno di installare hardware e software ma semplicemente di
connettersi alla rete e scegliere il software della macchina di cui ha bisogno e
utilizzarla. Lontano dalle risorse fisiche e quindi da storage, processori e
applicativi basta connettersi alla “nuvola” per usufruire di servizi che vanno
dalla posta via web ai programmi office (GoogleDocs consente ad esempio di
creare fogli elettronici, slides e pdf), dall’archiviazione dati (Xdrive,
MediaMax IDrive-E, Omnidrive, Carbonite, Box.net, Mozy ne sono degli esempi) al
fotoritocco on line. Google App aveva già rappresentato una prima evoluzione e
ora l’azienda proprietaria di un “parco macchine” di più di 450.000 computer ha
annunciato, nell’ambito dell’arricchimento delle proprie proposte “cloud”, il
servizio GDrive che si proporrà a tutti gli effetti come un hard disk virtuale.
Disponibile nella sezione Gdocs. Lo spazio offerto gratuitamente da google sarà
di 1 giga con possibilità di acquisto di spazio extra. I file da caricare
potranno raggiungere i 250 mega. Obiettivo sarà offrire non solo un servizio per
il backup dei dati ma anche e soprattutto funzioni di condivisione dati. La
nuova iniziativa di Google si propone soprattutto come un servizio per le
aziende.
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Percentuale
degli investimenti su scala mondiale dei servizi IT di tipo
cloud-based rispetto all'intero fatturato IT, e tasso di
crescita annuale composto (CAGR). (Fonte: IDC, settembre 2009). |
L’utente medio è, infatti, rappresentato tanto dal singolo cittadino quanto
dalle piccole e medio aziende che anche in Italia cominciano a sfruttarne il
potenziale. La gestione dei servizi via web significa, per le aziende,
ottimizzare la gestione delle proprie prestazioni e ridurre o addirittura
eliminare gli alti costi gestionali delle proprie applicazioni informatiche
derivanti dall’acquisto delle licenze. La possibilità di servirsi di sistemi di
elaborazione che lavorano insieme e con applicazioni distribuite, secondo una
logica che vede un unico sistema informativo in grado di elaborare informazioni
e di gestire operazioni complesse, rappresenta la vera evoluzione della gestione
dei dati. Anche in Italia “la nuvola telematica” incomincia ad avere un suo
seguito. Si tratta comunque di un’adesione ancora modesta rispetto ad altri
paesi, motivata dal timore per la privacy o la qualità delle performance. Senza
dubbio tale scelta rappresenta la tecnologia vincente per tutte quelle aziende
che intendono ottimizzare le risorse informatiche anche se i dati, viaggiando
lungo il web, rischiano di essere prelevati e manipolati per finalità diverse.
La società di analisti Gartner ha elaborato alcuni punti fondamentali da
valutare prima di affidarsi a questa tecnologia. In primis valutare
l’affidabilità e la serietà dell’azienda che offre il servizio di cluod
computing e delle eventuali società esterne al fornitore della rete. La
conoscenza del luogo ove viene allocato lo spazio di memoria e se queste
località godono di un adeguato servizio di sorveglianza territoriale. L’iter da
seguire dalla rete e/o dalle aziende in caso di perdita di dati. La conoscenza
della possibilità della nube di essere impiegata per controllare le attività
legali o illegali degli utenti. La consapevolezza di quanto può accadere alla
nube qualora la società che fornisce il servizio fallisca.
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Previsione per il 2013 delle
percentuali di crescita degli investimenti su scala mondiale dei
servizi IT tradizionali e di tipo cloud-based. (Fonte: IDC). |
Molti utenti nutrono peraltro delle perplessità circa l’oppotunità che il “cloud
computing” sia un servizio concentrato nelle mani di poche aziende private
specializzate in questa tecnologia (Dell, Emc, Google, Ibm, Microsoft, Oracle,
Sun, Amazon), aspetto che oltre alle insicurezze circa la riservatezza dei dati
rischierebbe di generare costi di gestione che potrebbero lievitare nel tempo, a
causa dei “cartelli” tra i gestori.
Eppure per i prossimi cinque anni, gli analisti IDC prevedono che gli
investimenti in servizi di tipo cloud-based saranno triplicati rispetto quella
attuale, raggiungendo quota 42 miliardi di dollari nel 2012 e rappresentando da
sola il 9% dell’intero fatturato IT (Information Technology) originato dai
cinque segmenti di mercato più importanti (fra i quali i settori della
virtualizzazione e server).
Ciò che i ricercatori ritengono in ogni modo più sorprendente è che il cloud
computing rappresenterà il 25% degli investimenti IT nel 2012 e quasi il 34% nel
2013. Un recente sondaggio promosso da IDC dimostra palesemente che i servizi
cloud-based stanno entrando in un periodo di forte diffusione, un trend che gli
esperti si aspettano sarà amplificato e non frenato dall’attuale crisi
finanziaria.
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Percentuale degli investimenti in
servizi di tipo cloud-based su scala mondiale divisi per tipo di
prodotto/servizio. (Fonte: www.genefay.com). |
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Riproduzione riservata (15
marzo 2010)
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