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Allarme obesità e nuovi rimedi chirurgici.©

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato di “nuova epidemia mondiale”. E’ il fenomeno obesità che, nell’ultimo decennio, ha raggiunto anche i paesi che in passato erano considerati a basso rischio: Asia, India, Giappone, alcune regioni dell’Africa e del Sud America, compresi alcuni paesi in via di sviluppo che si trovano, oggi, a dover fronteggiare il problema dell’eccesso ponderale. In un mondo, che ha fatto del culto dell’immagine il suo modello, riesce talvolta ancora difficile valutare l’obesità come una malattia piuttosto che la sola conseguenza del “piacere della buona tavola”. Eppure, a prescindere dalle valutazioni, l’ascesa delle percentuali a livello nazionale ed internazionale comincia a destare qualche perplessità e induce a porsi qualche domanda in merito, anche rispetto alle eventuali politiche preventive da adottare.

Bendaggio gastrico: consiste nel posizionamento di una benda sulla parte superiore dello stomaco in modo da conferirgli la forma di una clessidra. Il bendaggio gastrico provoca un senso di sazietà precoce.
By-pass gastrico: consiste nella riduzione della tasca gastrica, la restante porzione viene esclusa tramite una sutura.
Sleeve gastrectomy: consiste nella resezione di parte dell'antro gastrico e, soprattutto, del fondo gastrico fino a formare un tubulo utilizzando la parte residua di stomaco che permane.
Gastroplastica verticale: consiste nella riduzione della sacca gastrica e nella costruzione di un passaggio ristretto tra la prima parte dello stomaco e la rimanente, in modo da creare un ostacolo parziale al suo svuotamento.
Diversione biliopancreatica: consiste nella riduzione del volume dello stomaco e nella costruzione di una derivazione interna intestinale.
By–pass biliointestinale: consiste nel creare una deviazione a parte dell’intestino, anastomizzando 30-35 cm di digiuno con 10 - 15 cm di ileo.
Duodenal switch: variante della diversione biliopancreatica.
Addominoplastica: intervento chirurgico volto alla rimozione dell’eccesso di cute e grasso sull’addome.
Lipoaspirazione: intervento di asportazione dell’adiposità localizzata attraverso l’infiltrazione e l’emissione di cannule millimetriche in grado di aspirare senza provocare traumi locali.

Se gli Stati Uniti vantano il triste primato con 40 milioni di obesi, l’Europa dell’ultimo decennio non è rimasta a guardare. E’ stata proprio l’OMS a denunciare un’evoluzione dell’Europa in questo senso. Vi è stato registrato, infatti, un aumento dell’incidenza di sovrappeso e obesità in una percentuale che oscilla tra il 10 e il 40%. Molti i paesi in cui, più della metà della popolazione adulta, si trova al di sopra della soglia di sovrappeso e circa il 20-30% di essi rientra nella categoria degli obesi. Secondo la stessa indagine in Europa c’è una netta differenza tra i paesi occidentali e quelli orientali, e questi ultimi sono quelli che maggiormente risentono di tale fenomeno. L’incidenza sembrerebbe peraltro legata alle più basse possibilità economiche. Ma l’Italia non è da meno in questo senso, e riflette il quadro evidenziato per l’Europa.
Tre italiani su dieci sono in sovrappeso (32%, pari a 16 milioni di persone), mentre uno su dieci è obeso (5 milioni di persone nel paese). La fotografia dell’Italia sulla bilancia è dell’Istituto Superiore della Sanità, che riporta come l’eccesso ponderale contraddistingua il 42% della popolazione tra i 18 e i 69 anni. Ogni regione è interessata dal problema e con percentuali diverse. Ma è il sud che detiene il primato. Campania, Sicilia, Basilicata, Abruzzo e Molise sono le regioni con la maggior diffusione di sovrappeso e obesità tra gli adulti, con una percentuale che in Basilicata raggiunge il record del 54.
Un più corretto stile di vita premia invece il Piemonte, le Marche, la Sardegna e il Trentino Alto Adige.
Ma il dato più allarmante è quello che fa riferimento ai bambini nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni. Secondo l’indagine “OKkio alla Salute” voluta dall’Istituto Superiore di Sanità un milione e centomila bambini italiani nella suddetta fascia d’età risultano in sovrappeso (23,6%) o obesi (12,3%). Più di 1 bambino su 3, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età. Anche per i bambini come per gli adulti le differenze territoriali sono notevoli, con situazioni più gravi al Sud (il 49% della Campania contro il 23% della Valle d’Aosta).

 

Indagine condotta dalla Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità nel 2008.

Il dato emerso diventa allarmante se valutato in relazione alle possibili conseguenze per il bambino. Il rischio secondo gli studi più recenti è, infatti, rappresentato dalla possibile persistenza dell’obesità infantile nell’età adulta, con conseguente aumento dei rischi per la salute e, contemporaneamente, dalla presenza in età pediatrica di alterazioni metaboliche importanti (iperinsulinismo, con tendenza al diabete precoce, statosi epatica, ipertensione, dislipidemie). Anche la dimensione psicologica non va sottovalutata, in quanto, all’obesità infantile possono essere legati bassi livelli di autostima, sindromi di tipo depressivo, nonché, soprattutto in età adolescenziale, un fattore di discriminazione. I disturbi infantili e adolescenziali in età adulta potrebbero essere accompagnati da ulteriori complicazioni per la salute, con il rischio di problemi cardiovascolari, all’apparato muscolo-scheletrico o altre patologie quali il diabete, le malattie del fegato o l’ipertensione, per citarne alcune. Per questo motivo il 2010 è stato proclamato da FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Federsanità ANCI (Aziende Sanitarie e Comuni per l'Integrazione socio-sanitaria) e Asso Tisanoreica l’anno della lotta all’obesità. Quanto all’allarme obesità infantile, l’Europa ha toccato i tre milioni di bambini obesi, su 14 milioni in sovrappeso. L’Italia, insieme a Danimarca e Olanda, ha aderito al progetto Periscope (Pilot European Regional Interventions for Smart Childhood Obesity Prevention in Early Age). E’ così partita anche nelle scuole una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno obesità, volta alla sensibilizzazione delle famiglie, nel tentativo di incentivare una corretta alimentazione nonché l’attività fisica di bambini e adolescenti. Bambini obesi vengono spesso da genitori obesi e saranno adulti obesi, sulla base di consuetudini legate al tipo di alimentazione e alle consuetudini di vita della famiglia stessa. Alcuni studi, condotti su larga scala, hanno addirittura dimostrato una stretta correlazione tra l’obesità e la situazione economica e sociale del soggetto, con risultati opposti tra i due sessi. Negli uomini di fascia sociale alta l’obesità è più frequente, contrariamente a quanto, invece, succede per la donna dove, per la stessa fascia sociale, l’obesità è piuttosto vista come un incubo da rifuggire. A condizionare il peso di un individuo sarebbe inoltre l’attività lavorativa, il contesto socio-culturale di appartenenza e la sede di residenza.

Locandina della edizione 2009 dell'Obesity Day.
(Fonte: www.obesityday.org).

Convivere con l’obesità significa far fronte non solo a eventuali problemi di salute ma a una serie di disagi quotidiani che vanno dall’abbigliamento alla fruizione degli ambienti, degli arredi ma anche gli spostamenti e la socialità. E allora il sacrificio delle diete e la corretta alimentazione, magari associati all’uso di farmaci, nonché l’attività fisica diventano i primi passi per perdere peso. Il tutto monitorato dal sostegno psicologico. Ma in Italia cresce la voglia del “palloncino” e del bisturi anche da parte di chi avrebbe solo bisogno di seguire un corretto regime alimentare associato all’uso di farmaci. Dopo numerosi tentativi di dimagrimento, delusi, con scarsi rapporti interpersonali e con inadeguata informazione circa il trattamento dell’obesità e sull’onda del desiderio di un risultato veloce, senza conoscere a fondo le conseguenze, si pensa di ricorrere alla chirurgia, perché inutile negarlo, oggi la considerazione della società passa anche attraverso l’ago della bilancia. Perché si possa ricorrere alla chirurgia, l’obesità dovrebbe invece assumere i caratteri di una malattia grave: la persona dovrebbe raggiungere almeno il doppio del suo peso ideale, con un indice di massa corporea maggiore di 40, o tra 35 e 40. Ad essere presi in considerazione sono persone con obesità che dipende dall'alimentazione, che duri da almeno 5 anni, che abbiano tentato invano altre terapie per almeno 2 anni, che abbiano un'età compresa tra 18 e 60-65 anni, in presenza di comorbilità e in assenza di problemi psichiatrici, psicologici o tossicodipendenze, e che garantiscano una piena collaborazione all'equipe chirurgica. Ultimo requisito importante la residenza in luoghi non distanti dal centro specializzato in chirurgia dell’obesità, per consentire l’accoglienza del paziente da parte di un team multidisciplinare con competenze mediche, chirurgiche, psichiatriche e nutrizionali in grado di monitorare il paziente e prevenire eventuali complicazioni.

Fernando Botero, Siesta, 1982. (Fonte: www2.polito.it).

I centri di chirurgia bariatrica in Italia sono passati dai 9 del 1991 ai 91 di oggi, segni dei tempi che mutano e dell’obesità che cresce e diventa un fenomeno sociale. A dare uno sguardo alle liste d’attesa questi centri sembrerebbero ancora pochi: chi ha l’indicazione precisa di intervento deve attendere un anno, con punte di un anno e mezzo per entrare in sala operatoria. Questo quanto emerge dalle ultime indagini condotte in occasione dell’ultimo Obesity Day, la giornata nazionale di sensibilizzazione su sovrappeso e salute. La Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità ha condotto nel 2008 un’indagine in 91 Centri: 46 del Nord, 21 del Centro e 24 del Sud e delle Isole. Sono stati presi in esame 5229 interventi. Un dato importante emerge dall’indagine: l’aumento della tecnica operatoria di laparoscopia (86%) rispetto alla laparotomia (14%) e dunque il declino della chirurgia a “cielo aperto”. L’obesità lieve prevede invece interventi quali l’addominoplastica e la lipoaspirazione. Le indagini rilevano che la chirurgia bariatrica può considerarsi lo strumento più efficace per il raggiungimento e il mantenimento di un notevole calo di peso a lungo termine, con miglioramento delle principali patologie associate all’obesità, alla comorbilità, e alla qualità di vita. Il diabete mellito tipo2 si risolve nel 75 per cento dei casi. Anche l’ipertensione arteriosa, l’aumento del colesterolo ematico e degli altri lipidi nel sangue, l’apnea notturna traggono un notevole giovamento dalla chirurgia. Implicita la considerazione che l’intervento chirurgico è solo una parte di un più ampio programma sul trattamento dell’obesità.

© Riproduzione riservata (15 marzo 2010)


 


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