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Lo stalking: una
piaga sempre più diffusa.©
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E' stata finalmente data una risposta concreta a tutte le persone vittime di
stalking. Finalmente uno strumento giudiziario per far fronte al disagio di
tutti coloro divenuti per anni oggetto di “attenzioni” ossessive da parte ex
partner o conoscenti e in qualche modo impotenti di fronte a un fenomeno non
perseguibile dalla legge. L’Italia riconosce lo stalking in quanto reato in
ritardo rispetto agli altri paesi, gli Stati Uniti ad esempio lo avevano
riconosciuto già diversi anni fa, ma alla fine ci riesce.
Lo scorso anno, il disegno di legge del 18 giugno 2008 dal titolo "Misure contro
gli atti persecutori" veniva convertito nel decreto legge 23 febbraio 2009 N. 11
e introduceva il reato di stalking. Le “Misure urgenti in materia di sicurezza
pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti
persecutori” definivano i termini del reato all’interno del Codice Penale. Il
decreto è stato poi convertito nella Legge 23 aprile 2009. N. 38. A un anno
dall’istituzione si fanno i primi bilanci e sono rese pubbliche le prime
statistiche. I dati del Ministero della Giustizia riferiscono di 5200 denunce e
oltre mille arresti dall'introduzione del reato, con un aumento delle richieste
d'aiuto del 25%. Circa l’80/85% di segnalazioni e denunce è stato avanzato da
donne, a testimonianza del fatto che sono ancora le donne a essere le vittime
preferite di tali comportamenti persecutori, gli uomini oggetto di stalking sono
invece una percentuale di circa il 25%. Il rapporto, secondo l’Arma dei
Carabinieri, è di circa tre a uno. Sono uomini e donne che in oltre l'80% dei
casi si conoscevano perché ex partner (il 50% di tutti i casi) perché amici, o
colleghi di lavoro. L'età delle vittime abbraccia una fascia che va dai 14-16
anni fino all'età adulta, mentre il fenomeno sembra diminuire dopo i 50 anni.
Questi risultati si riferiscono chiaramente ai casi denunciati e non danno la
certezza della realtà del fenomeno in quanto non tiene conto del cosiddetto "numero
oscuro".
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Le volontarie del telefono rosa (Fonte:
www.telefonorosa.it).
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L’unica indagine epidemiologica sullo stalking è stata compiuta
dall’Osservatorio Nazionale Stalking in collaborazione con il sindacato di
Polizia Co.I.S.P. nel periodo 2001/2007 in 16 regioni su un campione di 9600
interviste. L’analisi dei dati ha determinato che circa il 20% della popolazione
è o è stata vittima di stalking, il 70% ha avuto conseguenze psico - relazionali
spesso gravi, mentre solo il 17% delle vittime risulta denunciare gli atti
persecutori. Lo stesso rapporto ha evidenziato come l’incidenza geografica
maggiore dello stalking sia concentrata nel centro - nord. Sebbene non esista un
identikit preciso dello stalker, gli ambiti in cui è stato possibile constatare
il reato parla del 55% per le relazioni di coppia, il 25% sarebbe riscontrabile
nei condomini, il 15% sul posto di lavoro, il 5% in famiglia, tra genitori,
fratelli o figli. Numeri e indagini che hanno finalmente dato voce alle vittime
di minacce e molestie reiterate nel tempo. Se da un lato le vittime di stalking
risentono spesso di uno stato di timore e di ansia, che può sfociare in un vero
e proprio disturbo post traumatico da stress, compromettendone attività
lavorativa e relazioni sociali, dall'analisi dei profili psicologici di numerosi
stalkers, si è giunti a individuarne cinque tipologie. Le suddette tipologie si
distinguono in base a bisogni e desideri, che spingono a stabilire una relazione
con la propria vittima a carattere ossessivo, sovente presente solo nella loro
mente. La Sezione Atti Persecutori del Reparto Analisi Criminologiche tra le
cinque tipologie di stalkers ha individuato: ”il risentito”(di solito un
ex-partner che desidera vendicarsi per la rottura della relazione sentimentale
determinata, a suo avviso, da motivi ingiusti); “il bisognoso d’affetto” (colui
che agisce nell’ambito di rapporti professionali molto stretti, il paziente e lo
psicoterapeuta ad esempio, in cui l’empatia e la disponibilità all’aiuto sono
confuse con il coinvolgimento sentimentale); “il corteggiatore incompetente”
(chi, a causa dell’incapacità di relazionarsi, finisce per assumere
comportamenti invadenti e opprimenti); “il respinto” (colui che sviluppa
comportamenti persecutori successivamente a un rifiuto); “il predatore” (la
persona che ha come obiettivo principe l’avere dei rapporti sessuali con la
vittima).
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Una scena tratta dal film "Attrazione
fatale" del 1987, diretto da Adrian Lyne (Fonte: www.movieplayer.it).
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Ma lo stalker in generale è colui che presenta evidenti problematiche nell’area
affettivo - emotiva, relazionale e comunicativa, per il quale, la vittima
diventa “l’oggetto” su cui investire i propri bisogni di attenzione e
riconoscimento. Le indagini condotte sul fenomeno dello stalking hanno stabilito
quanto sia talvolta sottile sia la linea di confine tra il corteggiamento e il
reato, e quanto sia difficile per la vittima acquisire consapevolezza di ciò che
sta vivendo, non sottovalutare i possibili rischi e trovare il coraggio per
denunciare. Lo stalking si traduce in due prototipi di azioni persecutorie,
l’uno che tenta di stabilire una comunicazione con la vittima attraverso
contatti telefonici, l’altro che si serve del controllo diretto, dei pedinamenti,
delle minacce e, talvolta, delle aggressioni. La legge punisce lo stalking con
la reclusione da sei mesi a quattro anni. Una legge che ha avuto il plauso di
tutti ma che, a distanza di un anno, porta ancora con sé qualche perplessità
circa la sua interpretazione; spesso ne scaturisce, infatti, il rischio del
fattore discrezionalità perché non fornisce parametri precisi e omogenei
nell’individuazione del reato. Ma per avere un quadro preciso della funzionalità
e la conseguente applicabilità della legge occorrerà attendere ancora un po’. A
confermarcelo è la dott.ssa M. Gabriella Carnieri Moscatelli, Presidente del
Telefono Rosa, associazione di volontariato nata per aiutare tutti coloro che
hanno subito violenza fisica, psicologica, economica, sessuale, mobbing e
stalking.
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“A oggi, la legge sullo stalking può essere valutata in termini
assolutamente positivi in relazione all’incremento del numero di denunce
registrate dalla nostra associazione - dichiara la dott.ssa Moscatelli – con un
numero di telefonate che oscilla tra i 4000 e i 4500 l’anno, oltre le persone
che fanno riferimento direttamente ai nostri sportelli. Quanto alla reale
efficacia e applicabilità della legge lo appureremo solo a lungo termine”.
L’associazione, come molte altre in Italia, fornisce assistenza gratuita grazie
all’ausilio di volontarie, avvocati penalisti e civilisti, iscritti al
patrocinio a spese dello Stato, psicologhe, mediatrici culturali di diversa
nazionalità e funzionarie di banca.
“Importante - prosegue, infatti, la
Presidente del Telefono Rosa - è che la denuncia venga opportunamente preparata
e le nostre collaboratrici sono impegnate in questo senso. Le richieste d’aiuto
alla nostra associazione riferiscono di atti che vanno dal tentativo di contatto
attraverso sms e telefonate, alle attese sotto casa o l’ufficio, sino allo
stalking più violento”. Quanto all’applicazione della legge e alla concreta
traduzione nelle pene previste che possano scoraggiare gli stalkers, nonché
sull’efficacia del carcere come pena, la dott.ssa risponde: ”Ci sono stati dei
casi in cui lo stalker ha realmente pagato con il carcere, ma solo perché
precedentemente aveva commesso dei reati. Il carcere? Sicuramente lo stalker
avrebbe anche e soprattutto bisogno di un sostegno psicologico per risolvere i
propri problemi relazionali”. Il Telefono Rosa con le sue sedi di Roma (tel. 06
375118361), Torino (011 5628314), Verona (tel. 045 8015831), Mantova (tel. 0376
225656), Perugia (tel. 5054321) e Brindisi (0831 523682) è il centro a cui fare
sicuramente riferimento per le richieste d’aiuto. Ma anche l’Osservatorio
Nazionale Stalking che, con sostegno psicologico e legale, ha centri d’ascolto e
consulenza a Milano, Pescara, Genova, Cagliari, Paola (CS) e Roma e risponde al
numero telefonico nazionale 06 44246573 e il 1522, un numero nazionale di
pubblica utilità, voluto dal 2006 dal Dipartimento per le Pari Opportunità per
fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza. Iniziativa sostenuta
dal progetto “Arianna” per creare una Rete Nazionale Antiviolenza.
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Riproduzione riservata (15
marzo 2010)
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