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L'Etiopia e le sue problematicità.©

 

Meles Zenawi (Adua, 8 maggio 1955), attuale Primo Ministro d'Etiopia.

(Fonte: www.nazret.com).

Il Corno d’Africa, una porzione orientale del continente africano, continua a rappresentare la roccaforte dei conflitti a carattere politico e militare che si intrecciano e si aggravano reciprocamente. Ci sono conflitti interni ai singoli Stati, irrisolti conflitti regionali e, non da ultimo, è una delle aree dove più grave appare in questo periodo lo scontro tra occidente ed estremismo di matrice fondamentalista. Eritrea, Etiopia, Gibuti e Somalia sono i paesi che rientrano nella suddetta area, un’area che, dal punto di vista sociopolitico, è da sempre conosciuta per l’instabilità politica e l’estrema povertà, tanto da occupare gli ultimi posti nel continente e nel mondo nell’indice di sviluppo umano. Teatro di continui scontri è una terra che sembra non riuscire a trovare pace. Nel momento in cui le dominazioni straniere, soprattutto quella inglese, hanno lasciato il territorio, questi Stati si sono trovati a dover fronteggiare una situazione politica ed economica particolarmente fragile e difficile da gestire. L'Etiopia è stata dilaniata da una lunga guerra civile, mentre la Somalia ha subito una dominazione filoislamica. La recente secessione del 1993, dopo la quale l'Eritrea si è divisa politicamente dall'Etiopia, ha lasciato quest'ultima senza sbocchi sul mare, e quindi con ben poche speranze di sviluppo commerciale. A ciò è seguita l’autoproclamazione dello stato del Somaliland, non ancora riconosciuto a livello internazionale. Secoli di conflitti che non sembrano intravedere il tramonto e troppo spesso sostanzialmente ignorati dalla comunità internazionale.

 

ETIOPIA:
Superficie 1.127.127 km2
L’Etiopia e’ suddivisa in 13 regioni autonome, le principali citta’ sono: Addis Abeba, Bahar Dar, Dire Dawa, Gondar, Makalle’, Harar, Jimma.
Capitale Addis Abeba (3.000.000 abitanti censiti, 5.000.000 stimati), sede di circa 110 rappresentanze diplomatiche, nonche’ sede dell’UNECA-United Nations Economic Commission for Africa e dell’Unione Africana, conta una delle maggiori comunita’ diplomatiche mondiali.
Popolazione 77,1 milioni di abitanti (censimento 2006) (densità 68 abitanti per Kmq).
Lingua la lingua ufficiale è l’amarico. Diffusi inglese e italiano.
Moneta l’unità monetaria dell’Etiopia è il Birr etiopico (Birr), suddiviso in 100 centesimi.
A dicembre 2008, 1 Euro vale circa 12,7 Birr e un Dollaro circa 10 Birr

 

 

Principali dati macroeconomici dell'Etiopia, dal 2005 al 2010, fonte Economist Intelligence Unit (i dati relativi a 2007 e 2008 sono stime dell’EIU, sulla base delle stime del FMI; i dati 2009 e 2010 sono previsioni EIU).

Dei quattro paesi l’Etiopia, la culla dell’umanità, per millenni ha rappresentato il crocevia di popolazioni cuscitiche, camitiche e semitiche, il punto di incontro tra l’area mediterranea, l’Africa nera e la penisola arabica. Tra i paesi più poveri al mondo L’Etiopia ha un tasso di crescita demografica vicina al 5% e una popolazione che raggiunge gli ottanta milioni di abitanti. La pressione demografica sta creando grossi problemi a un paese già povero, privo di risorse e con un’economia sostanzialmente agricola (circa l'85% della popolazione è occupata nella produzione agricola, che fornisce da sola il 44% del PIL, compreso il bestiame, mentre il caffè è il principale prodotto destinato alla vendita), e dove a lavorare è solo il 30% dei giovani. Nei centri urbani, infatti, l`attività economica è svolta prevalentemente attraverso piccoli traffici commerciali e produzioni artigianali in ditte con meno di 10 occupati. La crescita del PIL, nel 2008/09, si stima sia rallentata considerevolmente, sebbene abbia registrato comunque un incremento del 6,8%, grazie ad un raccolto principale eccezionale (quello di ottobre-dicembre), dovuto alle abbondanti piogge. Comunque, complessivamente, gli analisti internazionali prevedono che la crescita resterà notevole anche nel 2009/10, intorno al 7%, escludendo eventuali eccezionali siccità. Nel 2004 il governo cominciò a trasferire più di due milioni di persone dagli altopiani aridi dell'est, adducendo come ragione che queste risistemazioni avrebbero diminuito la scarsità di cibo, ma senza ottenere reali risultati. Per questo motivo decine di migliaia di disperati lasciano il paese alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza. Molti, tentano di attraversare il deserto del Sahara, passando attraverso il Sudan e da lì verso la Libia per poi lanciarsi verso nuovi orizzonti. L’EPRDF (Ethiopian People's Revolutionary Democratic Front), il partito attualmente al potere, manterrà probabilmente il potere nel prossimo periodo. Il primo ministro è Meles Zenawi, rieletto alle ultime elezioni svolte il 16 maggio 2005, il presidente è Girma Woldegiorgis eletto 8 ottobre 2001. La tornata elettorale del 2005 ha visto un afflusso record, si è recata ai seggi circa il 90% degli aventi diritto ali voto, anche se gli osservatori europei hanno espresso qualche perplessità sulla legittimità del loro svolgimento.

Popolazione sotto la linea di povertà in Etiopia.

(Fonte dati: www.indexmundi.com).

In seguito ai risultati elettorali, gruppi di oppositori si sono riversati per le strade di Addis Abeba per protestare contro il presidente.
In risposta, però, il governo ha duramente represso ogni manifestazione, causando morti e centinaia di arresti, tra cui 18 giornalisti “dissidenti”. Da allora Zenawi ha portato avanti una politica federale, basata essenzialmente sulle differenze etniche. Attualmente, infatti, l’Etiopia è formata da nove regioni semi autonome sia in materia legislativa che fiscale. Una democrazia federale, quella etiope, più di titolo che di fatto. La sostanziale fusione tra Stato e partito al potere rende molto pericoloso dichiarare apertamente il proprio dissenso, pressioni e persecuzioni sono da sempre perpetrate nei confronti di chiunque sia considerato un”oppositore politico”. La storia etiope è costellata da conflitti e moti indipendentistici interni ed esterni. Storico il conflitto con l’Eritrea. L’Etiopia nel 1962 inglobò l’Eritrea quale provincia etiopica, contrariamente al criterio federativo sancito dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (n.390 del 2 dicembre 1950). Nel 1993 l’Eritrea diventa indipendente, ma nel 1998 scoppia un nuovo conflitto tra i due paesi per un mancato accordo circa la demarcazione della linea di confine tra i due paesi (il primo vi era stato dal 1961 al 1991, la più lunga guerra dell’Africa post-coloniale tra governo etiopico e movimenti eritrei). Un conflitto che si protrarrà sino al 2000 sfociando nella firma del trattato di Algeri. Nonostante ciò, ad oggi, relativamente ai rapporti internazionali, gli osservatori internazionali non ritengono presumibile, nel prossimo biennio, una normalizzazione delle relazioni con l’Eritrea.

Ma il conflitto storico che affligge l’Etiopia è quello che oppone il governo guidato dall’EPRDF e l’organizzazione secessionista Oromo Liberation Front (OLF). Le dimensioni dello scontro sono ampiamente condizionate dal fatto che l’Eritrea è tra i maggiori sostenitori dell’OLF, il che contribuisce ad alimentare un conflitto che, negli ultimi anni, si è spostato sul territorio somalo. Il Fronte di liberazione Oromo (OLF) mira alla costituzione di uno stato indipendente, che comprenderebbe anche la capitale Addis Abeba, patria di tutta la popolazione Oromo del Corno d’Africa, che costituisce circa il 40% della popolazione. Il gruppo nato nel 1973 continua tuttora la lotta contro il governo centrale, peraltro appoggiata, negli ultimi anni, da Somalia ed Eritrea cui viene mossa l’accusa di indebolire in questo modo l’Etiopia. Gli Oromo possiedono una propria identità linguistica e culturale, abitanti di una regione produttrice di caffè e ricca di oro, nichel, platino e ferro sono da sempre oppressi. Tra i principali gruppi che lottano per l’indipendenza c’è l’Ogaden National Liberation Front (ONFL), fondato nel 1984, e salito alla ribalta a partire dall’aprile del 2007, successivamente all’attacco da parte dei suoi miliziani di un impianto di estrazione petrolifera cinese, in cui persero la vita 74 persone. L’Ogaden fa parte della regione somala del paese e la sua popolazione è principalmente composta da somali musulmani. La presenza delle compagnie petrolifere cinesi in questa regione è, secondo l’ONFL, motivo di ricchezza non solo per la Cina ma anche per il governo centrale etiope, ricchezza che non raggiunge minimamente la zona più povera, l’Ogaden appunto, della già disastrata Etiopia. La disperata condizione sociale in cui versa la popolazione e le discriminazioni di cui è vittima incentivano ulteriormente l’adesione al movimento sovversivo. L’Etiopia si presenta oggi come un paese politicamente centrale, che ospita tra l’altro l’Unità Africana. E’ un paese dove tuttora è molto estesa l’insicurezza alimentare e sociale, è, infatti, tra i Paesi più poveri al mondo, con circa 6,4 milioni di persone in grave situazione di insicurezza alimentare, compresi gli 1,9 milioni nella regione di Somali (Ogaden).

Panorama di Addis Abeba. (Fonte: it.wikipedia.org).

Attualmente la situazione in cui versa il paese diventa prioritaria per la comunità e la cooperazione internazionale anche in virtù del fatto che tra innumerevoli difficoltà e qualche contraddizione, l’Etiopia è il paese della regione del Corno d’Africa che ha compiuto gli sforzi più significativi nella direzione di una seppur apparente democratizzazione dello Stato. Tuttavia l’intervento militare dell’Etiopia a sostegno del Governo federale di transizione (TFG) in Somalia avviato sul finire del 2006 non ha risolto la crisi somala, ha finito con l’ampliare l’area di consenso verso il fondamentalismo in Somalia e ha determinato un forte peggioramento della sicurezza in alcune regioni etiopiche, in particolare, comprensibilmente, nello stato regionale a maggioranza somala. Lo stesso governo etiopico chiede oggi alla comunità internazionale un rinnovato protagonismo politico e umanitario in Somalia, consapevole di non poter autonomamente svolgere un’incisiva opera di stabilizzazione regionale. Gli scontri, in Somalia come in Etiopia, tra governo centrale e movimenti indipendentisti hanno visto da entrambe le parti il perpetrarsi di crimini di guerra e della costante violazione dei diritti umani. Nonostante il tentato processo di democratizzazione in Etiopia permangono problematiche endemiche che hanno ad esempio portato giornalisti indipendenti ad essere oggetto di vessazioni e arresti, così come esponenti politici appartenenti a partiti di opposizione, molti dei quali costretti all’esilio in Eritrea e in altri paesi dell’Africa e dell’Europa. Caso emblematico quello di Birtukan Mideska, 35 anni, magistrato e leader del principale partito d’opposizione in Etiopia, l’Unità per la democrazia e la giustizia. Accusata di tradimento per aver progettato, secondo fonti ufficiali, la caduta del governo, è in carcere dal 2005, quando fu arrestata insieme ad altre decine di politici dell’opposizione, giornalisti ed esponenti della società civile che manifestavano contro le contestate elezioni di quell’anno. Nonostante la denuncia di numerose organizzazioni non governative, tra cui Amnesty International, i prigionieri furono condannati al carcere a vita. Nel 2008 però un’amnistia, frutto di patteggiamenti più che di una richiesta ufficiale, ha permesso ai detenuti di uscire. La giovane donna invece, è stata arrestata nuovamente e sta tuttora scontando la pena per aver rifiutato il perdono adottando un atteggiamento sovversivo. Il trattamento che le è stato riservato, la sua ostinazione e il fatto che si tratti di una donna, l’hanno trasformata in una vera eroina in Etiopia, dove il regime autoritario non sembra fare progressi reali in tema di democrazia. Il premier Meles Zenawi, salito al potere nel 1991, ha definito la vicenda di Birtukan un caso chiuso, negando che si tratti di una questione politica. Gli ambasciatori stranieri inoltre, ai quali è stato vietato d’incontrare la prigioniera, hanno appena accennato al problema in sede internazionale, frenati dal ruolo che il paese ricopre. L’Etiopia è, infatti, attualmente uno dei maggiori alleati dell’occidente nel Corno d’Africa. Si è parlato di cooperazione internazionale e dell’attenzione che paesi come l’Etiopia rivestono anche in termini di aiuti umanitari. Eppure risale a marzo la rivelazione di Aregawi Berthe, ex comandante delle milizie del Fronte Popolare per la Liberazione del Tigray (Tplf), secondo cui dei circa 100 milioni di dollari di aiuti alimentari finiti nelle mani del Tplf il 95% venne utilizzato per l'acquisto di armi. Milioni di dollari destinati agli aiuti alimentari per l'Etiopia dopo la carestia del 1984-85 servirono invece ad acquistare armi: è quanto pubblica il sito della Bbc. Numerosi gruppi ribelli, come il Tplf, crearono infatti delle false Organizzazioni non Governative di assistenza umanitaria per poter impadronirsi dei fondi. La vicenda sembrerebbe confermata anche da alcuni documenti della Cia secondo i quali i soldi destinati agli aiuti sarebbero stati quasi sicuramente destinati ad altri scopi, tra i leaders del Tplf coinvolti rientrerebbe anche il primo ministro Meles Zenawi. Una serie di premesse che ci danno un’idea di come, consapevolmente o meno, i paesi più ricchi finiscono per condizionare con le proprie scelte e le proprie esigenze l’evoluzione socio economica di questi paesi.

© Riproduzione riservata (15 aprile 2010)


 


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