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Modigliani, l'artista maledetto.©

 

Amedeo Clemente Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920).

Conosciuto con lo pseudonimo di Dedo o Modì, ribattezzato come “l’artista maledetto” e celebre per i suoi ritratti dai volti stilizzati, gli occhi monocromi e spenti e dai colli affusolati. Amedeo Clemente Modigliani è l’artista che ha da sempre affascinato il grande pubblico. L’alcool, la miseria, la vita da bohèmien, l’indipendenza da movimenti ufficiali e strutturati e la morte prematura hanno contribuito ad avvolgere il personaggio in un’aura di leggenda. A oggi, a novanta anni dalla sua scomparsa, guardare Modigliani significa ancora spogliarlo da tutto ciò che ha il sapore del romanzesco. Modì (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920) nasce da una famiglia ebraica e sin da piccolo manifesta la sua passione per il disegno riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti. Di salute cagionevole, durante uno dei suoi violenti attacchi di polmonite che negli anni si sarebbe poi trasformata in tubercolosi, Modigliani strappò alla madre la promessa di poter andare a lavorare presso lo studio di Guglielmo Micheli uno dei pittori più in vista di Livorno e allievo di Giovanni Fattori. L’interruzione degli studi classici per motivi di salute, il contatto con i suddetti maestri e con Silvestro Lega nonché la frequentazione delle accademie artistiche di Firenze (dove fu iscritto fino al 1902) e di Venezia (frequentata dal 1903 al 1904) furono importanti per le aperture culturali dell'artista. Gli consentirono il passaggio dalla formazione accademica legata alle gloriose esperienze dei macchiaioli (Fattori e Lega erano stati tra i maggiori esponenti) a un ambiente impregnato di cultura e di novità internazionali, quale era Venezia nel movimentato clima delle sue Biennali d'arte. Il periodo della sua prima formazione si conclude con la partenza per Parigi nel 1906. Il periodo parigino significa per “l’artista maledetto” la frequentazione dei vivaci ambienti di Montmartre e di Montparnasse e l’incontro con le avanguardie del suo tempo, con quella schiera cosmopolita che fu all’origine della prima Scuola di Parigi, ma anche la possibilità di perfezionare il suo talento grazie all’interscambio con personalità del calibro di Marc Chagall, Pablo Picasso, Max Jacob, George Braque, Jean Cocteau, Paul Cézanne e tutto il gruppo dei Fauves che condivisero con lui la Parigi del primo ‘900. Il primo periodo parigino vede il cimentarsi di Modì nei primi ritratti, è Montparnasse che funge poi da teatro al suo incontro con Constantin Brâncuşi, scultore rumeno, che lo avvicina alla lavorazione della pietra. L’interesse per la scultura influenzerà poi l’artista nella rappresentazione delle cariatidi, figure sinuose colte nel sorreggere elementi architettonici. Ma i problemi di salute non permettono a Modigliani di perseverare nella scultura e lo inducono a ritornare alla sua prima passione: il ritratto. Amici, colleghi, amanti e semplici modelle, tutti sfilano davanti a lui, che li ritrae alla sua maniera. I personaggi ritratti sono raffigurati a mezzo busto o solo con il volto. Rari i casi di figure intere. In tutte le tecniche, dal dipinto a olio alla scultura, dalla tempera ai disegni a penna o a matita, il tema del ritratto è ricorrente.

Da sinistra: Nudo seduto su un divano (1917), Lunia Czechowska di profilo (1919),

Pablo Picasso (1915). Fonte: www.bohemienne.it..

La pittura dell’autore si è evoluta attraverso cambiamenti stilistici e di contenuto. I ritratti dipinti tra il 1915 e il 1917 sono influenzati dagli esperimenti compiuti successivamente all’interesse per la scultura negra e l’opera di Constantin Brâncuşi. Dello scultore egli conserva la percezione della solidità della forma, la capacità di sintesi volumetrica e lineare e un sicuro senso plastico dell'immagine che si traducono nella particolare densità cromatica dei suoi dipinti, popolati da forme piatte e corpose, semplificate entro contorni ben definiti. Le forme dei soggetti sono aspre, ben tornite e si stagliano su uno sfondo quasi sempre scuro. I ritratti dal 1918 in avanti riportano contorni sinuosi ed eleganti, la forma del corpo e del volto si allunga, mentre il soggetto perde la sua asprezza per diventare più morbido. Le tinte si schiariscono e i contrasti tra le zone di luce e ombra si attenuano. Inizialmente assorbito dalla grafica mordente di Toulose Lautrec Modì si avvicina successivamente a Cézanne e agli Impressionisti dai quali erediterà il rapporto linea - colore. L’ammirazione per il pittore francese è testimoniata dall’attenzione alle forme, dalla schematizzazione geometrica e dalla ricerca di un ordine dei piani. Tra i suoi lavori si ricordano il ritratto del suo amico e grande bevitore Chaim Soutine, e i ritratti di molti dei suoi contemporanei che frequentavano Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob, Blaise Cendrars, e Jean Cocteau.

Nella foto, Testa (Londra, Tate Gallery).

Fonte: www.bohemienne.it.

Tra i suoi amici più vicini c’è stato Maurice Utrillo che condivise con Modigliani la dipendenza dall’alcool. L’abuso di alcool e droghe e le sue numerose amanti hanno contribuito alla sua fama di “artista maledetto”. Sembra che lo stesso Picasso dicesse di lui che si ubriacava sempre per le strade di Montparnasse. Soggetto ricorrente degli ultimi tre anni di attività è il nudo femminile. Modì vi si dedica a partire del 1917. E’ il ciclo dei nudi che costituì l’oggetto della personale presso la Galerie Berthe Weil di Parigi, che fu chiusa il giorno stesso dell’inaugurazione per oltraggio al pudore. Tra il 1918 e il 1919 i ritratti e alcuni nudi ritraggono Jeanne Hébuterne. Con lei l’artista iniziò una solida relazione, culminata nella nascita di una figlia e un impegno di matrimonio che non si realizzerà mai per la morte prematura dei due promessi sposi. Egli la ritrae più di venti volte: il volto, il mezzo busto, in posa frontale o di profilo, seduta su una sedia o in poltrona. E’ in questo periodo che l’autore porta a completa maturazione la sua arte. La composizione è il perfetto equilibrio tra gli elementi curvilinei e sinuosi, che donano eleganza e vitalità, e le rette che tagliano la composizione verticalmente e orizzontalmente dando incisività all’immagine. L’essenza della pittura di Modigliani è portata a compimento.

Nella foto, Testa (Londra, New York, S. Guggenheim Museum).

Fonte: www.bohemienne.it.

Il volto arrotondato della modella si allunga e degli occhi malinconici è accentuata la forma ovale, monocromatica e spenta, mentre il corpo diventa sinuoso e severo. Durante il 1919 e il suo soggiorno a sud della Francia che l’artista si avvicina con curiosità al tema del paesaggio, ma sul piano propriamente artistico nella realizzazione di queste opere non riesce a manifestare la sua maestria e il suo inconfondibile stile. L’attenzione di Modigliani e la sua piena realizzazione ruota, infatti, intorno ad un unico tema: l’uomo con i suoi sentimenti e le sue passioni. Il ritratto e il nudo celano in sé la capacità di osservazione minuziosa dell’artista, volta a svelare il mistero dei volti allungati ed eleganti dei suoi personaggi. Si racconta che coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come “farsi spogliare l’anima”. Egli era famoso per il suo tratto rapido, si dice che completasse i suoi ritratti in una o due sedute e che una volta terminati non li ritoccasse più. L’originalità del suo genio creativo non ebbe un ingente riscontro economico quando era in vita. Oggi è invece considerato uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue quotazioni sono decisamente lievitate. La morte prematura dell’artista e quindi lo squilibrio tra l’esiguo numero delle sue opere che, tra tele e sculture, si aggira intorno a 300, e la forte richiesta di tele dell’artista livornese danno un’idea del perché, durante le aste, le sue opere più significative raggiungano quotazioni elevatissime. Esiste peraltro un certo disaccordo tra gli esperti sulla presunta autenticità di alcune opere, la loro è una storia controversa fatta di continue revisioni e riscoperte, soprattutto per quanto concerne gli acquerelli e i disegni dimenticati. Clamorosa la controversia nata in merito alle presunte sculture, ripescate a Livorno nel 1984, in occasione della mostra promossa dal Museo Progressivo di Arte Moderna della città, per il centenario della nascita dell’artista, che alcuni critici attribuirono a Modigliani. Salvo poi scoprire che erano state realizzate per burla da tre studenti livornesi.
Buona parte delle opere di Modì sono ancora oggi conservate in collezioni private. Quanto ai musei sono pochi quelli che possono vantare più di una o due opere dell’artista, tra questi i musei di Parigi, New York, Washington, il MASP di San Paolo del Brasile e alcuni musei del Giappone. A novanta anni dalla scomparsa de “l’artista maledetto” oggi gli si rende omaggio con una mostra ideata per l'inaugurazione della nuova sede del Museo d'Arte di Gallarate MAGA, nato dalla GAM e gestito dalla Fondazione Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella. “Il mistico profano. Omaggio a Modigliani” è il titolo della mostra che, aperta il 20 marzo si protrarrà sino al 19 giugno. Fotografie, scritti ed epistolari autografi dell'artista, in parte appartenenti al materiale dell'archivio del Modigliani Institute di Roma e in parte provenienti da Parigi, sono alcuni degli elementi che rendono omaggio al controverso artista del ‘900. La mostra è aperta dall'opera giovanile "Stradina Toscana", dipinta a Livorno nel 1889, che definisce chiaramente l’intenzione del percorso proposto sulle tematiche personali e non dell'artista, dagli albori della movimentata giovinezza trascorsa a Livorno sino all’approdo alla realtà culturale parigina. L’iter della mostra continua attraverso una serie di nudi, fra i quali il celeberrimo: "Nu couché" olio su tela dipinto nel 1917 che, nel novembre del 2003 a New York, venne venduto all’asta per 26.887.500 dollari, e di ritratti di conoscenti e amici del panorama della capitale francese, come il "Ritratto di Paul Guillome", olio su tela, del 1916.
Il nuovo complesso museale si snoda su circa 5.000 metri quadri, atteso per circa vent'anni, è la fusione di una vecchia officina risalente agli anni trenta, e una nuova ala realizzata su commissione. Per l'esposizione, sono state selezionate circa cinquanta opere di Modigliani che, provengono da collezioni private italiane, oltre che da città come Parigi, New York, Gerusalemme, Londra, solo per citarne alcune. Inoltre, dipinti e disegni dai più importanti musei internazionali e nazionali; fra i quali la Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli di Torino, la GNAM di Roma, la Pinacoteca di Brera, ed i Musei Civici di Milano. Un’ideale continuità tra passato e presente che dal Moma si sposta alla genialità de “l’artista maledetto”.

© Riproduzione riservata (15 aprile 2010)


 


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