Mensile on line

 

Home Arte Attualità Scienza Storia Politica Primo Piano Ecologia Economia Esteri Cultura Curiosità Tecnologie Tempo Libero Società Salute   Recensioni

Partecipa Abbonamenti Arretrati

 

 


 

I Maya e la previsione sulla fine del mondo.©

 

Il Castillo, la più grande struttura piramidale del sito archeologico di Chichén Itzà, Penisola dello Yucatan, in Messico. (Fonte: www.artlex.com).

L'era Maya era composta da 13 baktun (circa 400 anni) e gli epigrafisti hanno potuto calcolare che – secondo il nostro calendario – i Maya avevano stabilito l’inizio della loro storia all’11 agosto del 3114 a.C. e che la fine del loro mondo sarebbe arrivata il 21 dicembre del 2012. A ricordarcelo è anche Walter Ferreri scrittore, astronomo voce critica sulle teorie legate al 2012 che svolge la sua attività professionale presso l’Osservatorio Astronomico di Torino. È autore di una ventina di libri, l’ultima sua fatica è “La verità sul 2012” appunto, e fondatore, nel 1977, della rivista di astronomia "Orione", della cui versione attuale – "Nuovo Orione" – ricopre la carica di direttore scientifico. Per le sue scoperte e ricerche nel campo degli asteroidi l’Unione Astronomica Internazionale ha conferito il nome "Ferreri" all’asteroide 3308 EP. “ La conoscenza astronomica dei Maya era racchiusa nel Castillo – ricorda Ferreri - un’imponente struttura piramidale e la più grande del sito archeologico di Chichén Itzá, dedicata alla divinità Kukulkan (il serpente piumato. Essa presenta nove terrazze o celi sovrapposte e divise in due da quattro scalinate centrali per un totale di 18 zone scoperte (18 sono i mesi del calendario Haab). La somma dei gradini delle quattro scalinate e della piattaforma più elevata è 365. Agli equinozi di primavera e d'autunno, un’ora prima tramonto, gli angoli della piramide proiettano un'ombra a forma di serpente piumato lungo il lato ovest della scalinata nord ai piedi della quale si trova una scultura che raffigura la testa di Kukulkan. La forza della cultura Maya e l’eredità che è stato possibile raccogliere è proprio nell’astrologia, se pensiamo che i loro scritti sono andati per lo più distrutti. Residui delle credenze legate al pianeta Venere, l’oggetto celeste di maggiore interesse, considerato più importante del Sole, sono ancora presenti nella cultura messicana. Per alcuni il pianeta Venere è considerato più importante del Sole, come Giovanni Battista, nella cultura cristiana è considerato più importante di Gesù perché nato prima”. Infatti il codice di Dresda contiene importanti informazioni sullo studio del pianeta Venere da parte dei Maya. Sei pagine del codice sono dedicate all'accurato studio della posizione e dei cicli del pianeta, frutto di centinaia di anni di osservazione. Dopo la Luna Venere è l'oggetto naturale più luminoso nel cielo notturno e raggiunge la sua massima brillantezza poco prima dell'alba quando è visibile verso est e poco dopo il tramonto quando compare basso sull'orizzonte verso ovest. È talora visibile anche di giorno se la sua distanza dal sole è massima. I Maya avevano improntato il loro calendario religioso sui movimenti di questo pianeta e si basavano sulle fasi di Venere per valutare il tempo propizio per eventi importanti o per attribuirvi una valenza fondamentale: una guerra poteva cominciare o un governante essere incoronato quando Venere tornava visibile nel cielo, Kukulkán, il serpente piumato, compiva un viaggio nel mondo inferiore simbolizzato dalla scomparsa e ricomparsa di Venere nel cielo.

Una maschera in giada dei Maya. (Fonte: it.wikipedia.com).

Ma a porre termine prima del previsto a questa importante civiltà ci pensarono i Conquistadores spagnoli sbarcati all’inizio del XVI secolo sulle coste dello Yucatán. A tal proposito Ferreri sottolinea che “ il declino di questa civiltà, tutto sommato piuttosto chiusa in quanto limitata alle aree del Messico, del Guatemala e dell’Honduras, era incominciato già prima dell’arrivo dei Conquistadores”. Molte le ipotesi avanzate circa l’estinguersi della civiltà. La mitologia Maya aiuta in qualche modo a spiegare il perché di questa data. Una ricca mitologia legata a divinità della natura, del cielo e del mondo sotterraneo. Secondo i loro miti sulla terra si sono succedute quattro civiltà, tutte terminate con una grande catastrofe: i pochi sopravvissuti hanno permesso il perpetrarsi della civiltà, sebbene sotto forme diverse, nelle varie ere. I Maya spiegavano queste distruzioni dicendo che il Sole, al termine del suo ciclo millenario, aveva bisogno di un sacrificio per poter continuare a splendere e per questo anche gli dei dovevano morire, perché il nuovo sole ne avrebbe generato altri. Il calendario Maya è quindi, alla luce di quanto detto, un lungo conto alla rovescia verso la fine della nostra era. La profezia che ne viene fuori è stata oggetto di continue teorie, congetture e studi. Catastrofi naturali, guerre e improbabili mutamenti sociali avvallerebbero, per alcuni, la constatazione del periodo molto difficile che stiamo attraversando e l’ipotesi di un passaggio dell’umanità verso una nuova era. Quindi verso la fine del mondo ipotizzata dai Maya. Ma alcuni studi condotti in proposito spiegano come il calendario Maya abbia una valenza ciclica. Il problema che loro si pongono è che ad ogni datazione, ad ogni ciclo corrisponde un determinato comportamento planetario e un conseguente comportamento umano, per cui è necessario essere in armonia. La mancanza di armonia con tale comportamento planetario potrebbe essere fonte di sofferenze ma non certo della fine del mondo. Non a caso il calendario Maya era piuttosto una sorta di momento previsionale in cui sociologia e astrologia camminavano parallelamente, per aiutare il popolo a prepararsi agli eventi storici. Alcuni studi rilevano come i Maya definiscono il momento di transizione il periodo in cui gli uomini si trovano nel salone degli specchi, è attraverso lo specchio che l’umanità può controllare cosa è, cosa è diventato e cosa potrebbe essere in base alle proprie decisioni o azioni e volendo cambiare la rotta del proprio destino. Tra le più recenti pubblicazioni in merito possiamo annoverare l’ultimo libro di Walter Ferreri che ha deciso di approfondire l’argomento, sfatare la profezia dei catastrofisti e raccontarci la “sua verità” sul 2012. “L’era che stiamo vivendo, secondo i Maya – sostiene l’astrologo – è quella dell’oro che è stata preceduta dalle ere dell’acqua, del fuoco, della terra e dell’aria. La profezia sulla possibile fine del mondo è stata motivata dalla rilevazione su di una stele della data del dicembre 2012 come fine del tredicesimo bakun, ma è l’indicazione di un nuovo ordinamento del cielo e non della fine del mondo. Questo l’assunto da cui prende le mosse il mio nuovo libro per giungere a confutare tutte le teorie catastrofiste in merito”. Insomma semplicemente la fine di un periodo e un’interpretazione soggettiva del calendario Maya? “Certo – ribadisce Ferreri - la profezia dei Maya letta in modo catastrofico come lo erano state le profezie di Nostradamus o di San Malachia. Entrambi considerati tra i più famosi scrittori di profezie della storia”. I sostenitori dell'attendibilità di queste profezie attribuiscono a Nostradamus la capacità di aver predetto un incredibile numero di eventi nella storia del mondo, tra cui la Rivoluzione francese, la bomba atomica, l'ascesa al potere di Adolf Hitler, o addirittura gli attentati dell'11 settembre 2001. Nessuno tuttavia ha mai dimostrato di poter ricavare dalle quartine di Nostradamus dati attendibili per la previsione del futuro; si tratterebbe piuttosto di chiaroveggenza retroattiva. “Le sue quartine – precisa Ferreri – erano talmente ambigue che ciascuno poteva, a posteriori, interpretarle a suo modo. Lo stesso vale per San Malachia, l’arcivescovo irlandese le cui profezie, a mio avviso, gli sono state attribuite quando era ormai morto”. A San Malachia, canonizzato da papa Clemente III, il 6 luglio 1190, la devozione dei fedeli attribuisce, infatti, diversi miracoli e una visione riguardante l'identità degli ultimi papi, la cosiddetta Profezia sui papi. Quest’ultima è un elenco di 112 brevi frasi in latino che pretendono di descrivere tutti i pontefici della Chiesa cattolica a partire da papa Celestino II (eletto nel 1143) fino ad arrivare a un papa, descritto nella profezia come "Pietro il Romano", il cui pontificato finirà con la distruzione di Roma e con il Giudizio universale. “Sono tutte profezie generiche – rassicura Ferreri – e generica è anche l’interpretazione del calendario Maya, come lo sono le previsioni degli astrologi. E io sono assolutamente contrario a questo tipo di interpretazione catastrofista. La genericità può indurre a diverse interpretazioni: è come se prevedessi che una persona di qui a un mese farà un viaggio. Il fatto di non aver dato alcuna data certa e di aver predetto qualcosa di facilmente realizzabile non fa di me un indovino”. Insomma possiamo stare tranquilli, a quanto pare, la fine del mondo è ancora lontana!

 

Walter Ferreri (laurea in astronomia), classe 1948, svolge la sua attività professionale presso l’Osservatorio Astronomico di Torino, dove attualmente è il responsabile delle relazioni pubbliche.
Nell’attività di ricerca, nell’aspetto più propriamente scientifico, si è occupato di asteroidi, di stelle doppie, di stelle variabili, di comete e di astrometria di Plutone. Nell’aspetto tecnico ha svolto ricerche di astrofotografia e di ottica telescopica. Per la sua intensa attività relativa agli asteroidi e per averne scoperti una quarantina (soprattutto presso l’Osservatorio di La Silla, sulle Ande cilene), nel 1987 l’Unione Astronomica Internazionale, su proposta dell’astronomo belga Henry Debehogne, ha dato il nome “Ferreri” al piccolo pianeta 3308 (1981EP). In merito a questa attività ha anche ricevuto nel 1993 il premio Piazzi (dal nome dello scopritore del primo asteroide) alla sua prima edizione.
Ha scritto oltre una ventina di libri, collaborato ad enciclopedie e fondato la rivista di astronomia “Nuovo Orione”, della quale attualmente ricopre la carica di direttore scientifico. Tiene regolarmente corsi di astronomia, scrive per riviste, giornali e con una certa frequenza è relatore di conferenze e viene intervistato da emittenti televisive tra le quali la RAI.
Dal 2004 è presidente del comitato scientifico del Premio Nazionale annuale ”Meteorite d’oro”.

 

© Riproduzione riservata (15 maggio 2010)


 


Please send any questions about this web site to info@praiseworthyprize.com
Copyright © 2010 Praise Worthy Prize S.r.l.