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Scienza
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Nella foto, l'immagine del telescopio
spaziale Hubble mostra un anello di materia oscura nel cluster
ZwCl0024+1652. Fonte: NASA, ESA, M. Jee and H. Ford (Johns Hopkins
University). |
L’energia oscura che tormenta i fisici.©
di Santolo Meo
L’uomo da sempre è spinto verso la comprensione del mondo che lo circonda. La
continua ricerca delle leggi che governano i fenomeni naturali è una delle più
affascinanti avventure del pensiero umano. Questa indagine è stata costellata
nei secoli da grandi conquiste, ma anche da brucianti sconfitte ed effimere
certezze. Certezze messe sovente in crisi da nuove scoperte. Ad ogni presunto
traguardo raggiunto dalla comprensione umana, ad ogni sistemazione teorica messa
a punto con sacrificio e duro lavoro è spesso sopraggiunta una nuova scoperta
che ha minato le fondamenta su cui poggiavano le nostre certezze. E a mettere
attualmente in crisi le nostre convinzioni sulle leggi che governano l’universo
sono una serie di dati sperimentali che indurrebbero gli scienziati a supporre
l’esistenza di una energia oscura e di una materia oscura che permeano
l’universo in maniera preponderante, al punto che si stima che la materia così
come la intendiamo noi, possa rappresentare solo il 4% dell’intera materia
presente nell’universo. Il restante 96 % dovrebbe essere costituito da materia
ed energia oscura. Ossia da una sostanza ed una energia di cui se ne deduce la
presenza tramite gli attuali modelli fisici ritenuti validi per l’universo, ma
di cui non si è ancora riusciti a dimostrare sperimentalmente l’esistenza. Si,
perché sembra che la cosiddetta “materia oscura” sfugga ad ogni rilevazione
sperimentale.
Per comprendere appieno la portata del problema bisogna partire dai primi anni
Trenta del secolo scorso, quando l’astronomo Zwicky calcolò che il materiale
visibile nell’ammasso di galassie che stava studiando era almeno 20 volte
inferiore a quello che avrebbe dovuto essere per tenere compatta la galassia.
Ossia le stelle presso la periferia di queste galassie presentavano velocità
orbitali tali che se le galassie fossero state composte solo dalla materia
visibile, quelle stelle avrebbero dovuto abbandonare le rispettive galassie in
breve tempo.
Successivamente la stessa “anomalia” fu riscontrata un po’ in tutte le grandi
strutture che compongono il Cosmo. Dato che non si osservava nessuna dispersione
delle galassie, gli astronomi si convinsero che nell’Universo dovesse esserci
della materia non visibile ma non si riuscì mai a capire di che tipo di materia
potesse trattarsi, dal momento che tale materia non è visibile tramite strumenti
ottici e nemmeno rilevabile in altre bande dello spettro come i raggi X o gamma.
In definitiva non si sa ancora con quali strumenti rilevarla direttamente e
quindi l’interrogativo è ancora aperto. A complicare le cose hanno inoltre
contribuito una serie di prove sperimentali che alla fine del secolo scorso
hanno condotto alla scoperta, contrariamente a quanto si immaginava, che viviamo
in un universo che si espande in maniera accelerata. Quale forza sostiene
l’accelerazione dell’ Universo?
La forza gravitazionale, scoperta da Newton è di tipo attrattivo e quindi
dovrebbe tendere a far avvicinare le galassie, facendo contrarre l’universo o
tutto al più rallentandone l’espansione. Perché allora l’universo si espande
accelerando la sua espansione? La spiegazione più accreditata è che esisti una
“energia oscura”, non si sa bene da cosa originata, ma fornita di una singolare
proprietà: la sua gravità non attrae ma respinge, con la conseguenza che
l’Universo sta accelerando la sua espansione. L’idea che possa esserci una forma
di energia che si oppone alla gravità pur se sconvolgente non è nuova: il primo
a ipotizzarne l’esistenza fu proprio Einstein nel 1917. Il grande scienziato
nella convinzione, comune in quel tempo a molti scienziati, che l’Universo fosse
fisso ed immutabile, adattò la formulazione della sua teoria della relatività
generale, che prevedeva un modello di Universo in contrazione introducendo una
forza antagonista che chiamò costante cosmologica: essa avrebbe avuto la
funzione di opporsi alla gravità fino al punto di rendere statico l’Universo. La
fuga delle galassie (il famoso red shift) osservata per la prima volta da Edwin
Hubble nel 1929 costrinse Einstein a ripudiare la sua idea ed a rivedere la
teoria della relatività generale.
Tuttavia l’intuizione di una forza antagonista alla gravità forse non fu un
errore. Infatti se il valore della costante cosmologica ideata da Einstein fosse
solo un po’ più grande di quanto è necessario per fermare la naturale
contrazione dell’Universo, esso supererebbe quello conseguente all’attrazione
della materia e l’Universo, invece che immobile come cercava di rappresentarlo
il grande fisico, sarebbe in espansione come in effetti indicano le recenti
misure. La repulsione gravitazionale risolverebbe fra l’altro anche il problema
dell’età dell’Universo che in seguito ad alcuni calcoli fondati sulle misure
della velocità di espansione e sul suo graduale rallentamento sarebbe di soli 12
miliardi di anni; vi sono invece prove che alcune stelle sono vecchie di 15
miliardi di anni. Ammettendo un aumento della velocità di espansione, l’età
dell’Universo sarebbe in accordo con quella dei corpi celesti che contiene. Cosa
allora concludere?
Una cosa è certa. L'espansione accelerata del cosmo ci dice che la nostra
conoscenza fisica dell’Universo è incompleta e ci dà un'informazione preziosa ma
criptica su come completarla. Gli scienziati stanno investigando per trovare
prove che possano costituire le premesse per un nuovo passo avanti nella
comprensione del mondo che ci circonda. A questo sforzo partecipano anche
scienziati italiani. Grandi interrogativi sono tuttavia ancora aperti: Cos’è
l’energia oscura? Una proprietà dell’universo che ci circonda; una sostanza che
permea il cosmo, oppure la inspiegabile accelerazione dell’universo ci sta solo
suggerendo che le equazioni della Relatività generale di Einstein devono essere
modificate o che addirittura un’altra formulazione matematica dell’universo va
considerata?
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Riproduzione riservata (1
febbraio 2010)
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