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Tecnologie
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I loghi dei maggiori social
networks attualmente esistenti.
Fonte: www.adrants.com. |
Social networks:
il nuovo modo di comunicare.©
di Angela Tafuro
Il mondo dei social networks. Un’onda che, negli ultimi anni, ha raggiunto le
rive più remote del pianeta divenendo, contemporaneamente materia di dibattito
per sociologi, letterati, politici e curiosi di turno. Un fenomeno che, dal
2003, è costantemente in crescita e che abbraccia, nelle sue diverse espressioni,
un bacino di utenza che varca i confini delle distinzioni di razza, sesso età e
cultura, dove l’unico requisito imprescindibile è la possibilità di connessione
alla rete. Varcare la soglia del mondo dei social networks significa perdersi
tra le innumerevoli possibilità di scelta. Da quelli generalisti come Facebook,
MySpace, Bebo e Orkut, a quelli dedicati al cinema (Flixster), alla musica (Last.fm
e iLike), ai libri (aNobii), allo sport (Athlinks), ai videogiochi (GamerDNA),
ai viaggi (TravBuddy, Wiaggi e Travellerspoint), al business (LinkedIn) o alla
maternità (CafeMom). Se Facebook vanta, secondo le più recenti stime fornite dal
sito stesso, un numero di utenti attivi pari a 350 milioni in tutto il mondo e
una risonanza che in Italia ha consentito i 19 milioni di iscritti,
immediatamente seguito, nel 2009, da Myspace che ha perso la sua leadership
ovunque eccetto nell’isola di Guam (isola dell’oceano Pacifico e la più grande
dell’Arcipelago delle Marianne), da Netlog, Flickr, Badoo e Twitter, la rete
mondiale va oltre e abbraccia una serie di social networks distintivi per ogni
area del pianeta. QQ è radicato in Cina e registra circa 300 mila contatti,
VKontakte con Odnoklassniki sono i più comuni in Russia, Bielorussia e Ucraina,
Orkut è fortemente gettonato in India e Brasile, Hi5 (particolarmente popolare
in America latina), (apprezzato nei territori dell’ex Unione Sovietica) e
Maktoob che spopola nel mondo arabo. Insomma, sembra alquanto difficile
districarsi tra le opportunità della rete, come arduo è districarsi tra luci e
ombre di questo mondo a metà strada tra il reale e il virtuale, che è fonte
tanto di risorse inesauribili quanto di polemiche e recriminazioni reiterate.
Per definizione un social network è un qualsiasi gruppo di persone connesse tra
loro da legami sociali che vanno dalla conoscenza casuale ai rapporti di lavoro,
dalla comunione di interessi ai vincoli familiari. Giunta sul web la rete
sociale consente a ciascuno di creare un proprio profilo identificativo più o
meno personalizzato e la possibilità di condividere le informazioni più
disparate con gli altri utenti della rete. Da questo input iniziale nascono le
nuove frontiere della comunicazione. E’ proprio da qui che si muovono
alternativi modi di gestire e ampliare i rapporti interpersonali, le più recenti
politiche aziendali e le tecniche di marketing on-line, sino ai nuovi modi di
fare politica e di gestire le campagne elettorali. La capacità di muoversi
all’interno di un social network e di gestirne le sue molteplici opportunità è
un segno dei tempi che sono mutati e che continuano ad evolversi. “L’amicizia ai
tempi di Facebook” recita qualcuno, dove il concetto di “amico” sembra assumere
una valenza sostanzialmente diversa dalla comune accezione e abbracciare tutte
quelle persone che un individuo ha incontrato nel corso della sua vita. Il
sociologo Cameron Marlow, ingaggiato da Facebook per lo studio delle dinamiche
sociali dei propri utenti, aveva registrato una media di 120 amici per l’utente
medio, con una reale capacità di mantenere rapporti costanti con un numero che
varia dalle sette alle dieci persone, rispettivamente per gli uomini e le donne.
Un dato che non farà fede al reale concetto di amicizia ma che da un’idea del
fenomeno dei social networks, non necessariamente diabolico come ritiene
qualcuno, ma semplicemente frutto di una nuova tendenza sociale. I rapporti
interpersonali, quelli reali, andrebbero comunque coltivati all’esterno del
proprio “profilo” pubblico, internet resta un’attività complementare e non
sostitutiva degli incontri diretti. Gli studi più recenti, condotti in merito
dalla Pew Internet & American Life Project, una società no profit e apartitica
che fornisce informazioni sulle attitudini e i trend negli Stati Uniti e nel
resto del mondo, evidenziano come coloro che si servono di cellulari e social
networks continuino a preferire i rapporti interpersonali a quelli sul web.
Facebook & company non sono altro che l’ennesimo esempio di come l’uomo utilizzi
le tecnologie di comunicazione per ottenere quelle interazioni a distanza che in
passato non sarebbe stato possibile raggiungere. Il fenomeno dei social networks
ha permeato l’intero 2009 e, lo scorso dicembre, è stata resa nota un’indagine
circa quei social media che sono cresciuti per numero di utenti e popolarità e
quelli che, di contro, stanno perdendo consensi, individuando, peraltro, le
ragioni dei trend in evoluzione. A fotografare l’attuale situazione è stato
Liquida (www.liquida.it), una piattaforma nata per dare visibilità e fare
emergere i migliori blogger italiani che, in collaborazione con la Human Highway
(società che svolge indagini di mercato) hanno individuato i tre parametri che
definiscono la fisionomia di un social network e l’eventuale ascesa nelle
preferenze dell’utenza. Relazioni, il cosiddetto “egocasting” e l’informazione,
queste le tre dimensioni cui fare riferimento. Le prime riguardano quei social
networks che, in primis, danno l’opportunità di stabilire delle relazioni-on
line e quindi di ampliare contemporaneamente i propri contatti. In questo senso
Facebook detiene l’esclusiva, nettamente inferiore è la dimensione di
quest’ultimo rispetto all’egocasting, cioè al “dire di sé”, mentre
sorprendentemente di scarsa rilevanza la dimensione dell’informazione.
L’esclusiva rispetto all’egocasting e quindi rispetto all’opportunità di
mettersi in mostra è ad appannaggio di Netlog, connotato, in questo senso,
grazie alla forte popolarità tra un pubblico molto giovane (circa 60 milioni
sono gli iscritti nel mondo). Il sito presenta però una totale assenza del
parametro “informazione”, elemento la cui priorità è demandata a Twitter.
Quest’ultimo è stato il social media preferito da chi aveva intenzione di
pubblicare e leggere notizie, esso gode peraltro di una presenza marginale di
egocasting mentre vi è appena accennata la dimensione relazionale. Nell’ultimo
anno, le piattaforme sociali che hanno fatto dell’informazione il loro punto di
forza, hanno consentito, in quei paesi segnati da conflitti interni, elezioni
problematiche o rivolte, alle voci non governative di varcare i confini del
proprio paese e informare la comunità internazionale. Anche LinkeddIn si è
distinto per l’informazione e l’egocasting mantenendo marginale il parametro
delle relazioni. La capacità di un social network di privilegiare un aspetto
piuttosto che l’altro garantirebbe il successo dello stesso in termini di
popolarità e quindi di preferenze. A un eccessivo bilanciamento tra i tre
parametri sarebbe da attribuire l’arresto della crescita di MySpace. La ricerca
di Liquida ha inoltre registrato la popolarità di ciascun social network
all’interno della blogsfera italiana. Un excursus attraverso le citazioni che
attribuisce a Fecebook la palma d’oro. Su circa 71.000 mila post che negli
ultimi dieci mesi hanno parlato dei social media, il 71% dei post (51.900)
citavano Facebook. Rispetto a Twitter (oltre 21.000 citazioni) Facebook è il 2,5
volte più popolare nella blogsfera, 10 volte più citato di MySpace (4.892
citazioni) e 20 volte più di Frienfeed (2.395 citazioni). Facebook, che il 4
febbraio ha spento la sua sesta candelina, è stato il vero fenomeno web del
2009, con un riscontro secondo la Nielsen Company (società che si occupa di
ricerche, informazioni e analisi di mercato in tutto il mondo) di 14,5 milioni
di utenti al mese e un vero e proprio boom a settembre 2009. Ma se la sua
popolarità è in continua ascesa è sempre la creatura di Mark Zuckerberg la
piattaforma più criticata. Anche se il 72% degli aggettivi utilizzati per
classificarla sono positivi, il 28% degli aggettivi è negativo o molto negativo.
Twitter presenta il 91% degli aggettivi con connotazione positiva, FriendFeed è,
invece, quello che ha ottenuto i maggiori consensi in termini di critica perché
consente di pubblicare subito e con semplicità qualsiasi contenuto. FriendFeed è
un servizio web che consente l'aggregazione in tempo reale degli aggiornamenti
provenienti da reti sociali, blog, tumblelog (una variante del blog che fornisce
una forma abbreviata e arricchita di multimedialità) e più in generale da
qualsiasi servizio che renda disponibili i propri contenuti tramite feed RSS o
Atom.
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Confronto tra i principali
social networks: punteggio sulle componenti di relazione,
egocasting, informazione (score prodotto su una scala da 0 a
100, con 100 massimo punteggio possibile). Fonte: Analisi Social
Media H2 Liquida. |
Il consolidamento del successo dei social networks ha generato, negli ultimi
anni, studi e considerazioni da parte di esperti e semplici osservatori che
continuano a rincorrersi regolarmente. La curiosità e la novità sono state le
prime motivazioni individuate, ma rispetto al perdurare della popolarità si è
parlato di necessità di svago, della possibilità di trincerarsi dietro un PC e
di dar voce a una nuova identità. Un’identità che, attraverso il web, per
insicurezza o timidezza si presenta, talvolta, più forte e più libera di
esprimere se stessa, altre volte fuorviante e sostanzialmente diversa rispetto
alla reale personalità dell’utente. La maggiore disinvoltura nell’intessere
nuovi rapporti interpersonali e di gestire quelli preesistenti attraverso le
chat, cosa che non si verificherebbe, probabilmente, nella vita di tutti i
giorni un'altra motivazione; l’opportunità di conservare le relazioni con i
propri contatti rimanendo aggiornati sulle reciproche vite grazie a video, foto,
commenti, iscrizioni a gruppi, quiz e applicazioni di ogni sorta in qualunque
momento della giornata e in qualsiasi parte del mondo ci si trovi un’altra
spiegazione. Un insieme di opportunità cui è stato sovente opposto il rischio di
isolamento e la perdita di altri interessi. Parlare di reti sociali significa,
in ogni caso, parlare di un fenomeno collettivo in grado di aggregare le masse,
di muovere centinaia di opinioni attraverso un semplice click, probabilmente
anche grazie alla maggiore disinvoltura con cui si sceglie di condividere
un’idea, un pensiero o un’iniziativa semplicemente per un maggiore senso di
libertà, la possibilità di trincerarsi dietro un numero, per il bisogno di
esprimersi o semplicemente per superficialità. Emblematica la manifestazione “No
Berlusconi day” nata sul web per iniziativa di un gruppo di blogger democratici
per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio che, alimentata su
Facebook, ha raccolto quasi duecentocinquantamila adesioni virtuali; dal web è
poi finita in piazza in corteo, lo scorso 5 dicembre, secondo i dati della
questura con novantamila persone. La possibilità di raggiungere un così ampio
numero di persone ha fatto si che i social networks siano stati e continuino a
essere sfruttati anche dalla politica, durante le estenuanti campagne elettorali
prima e per promuovere l’immagine e le iniziative personali poi.
Dato di fatto è, tuttavia, l’uso distorto che l’essere umano riesce a fare di
ogni cosa. Un social network potrebbe semplicemente rappresentare un momento di
svago, un’opportunità per abbattere le barriere spazio-temporali, per intessere
nuovi rapporti; un’esperienza più o meno disimpegnata che, come tutti gli
strumenti cambia il proprio valore a seconda dell’uso che ciascuno ne fa. Se a
utilizzarlo sono menti malate o criminali, organizzati in bande nazionali e
internazionali, come quelle dei pedofili che, dietro anonimato si servono della
rete per trarre in inganno minori o persone vulnerabili, questo naturalmente
dipende dall’uso distorto del mezzo stesso. La pedofilia e la pedopornografia
culturale e ideologica sono stati riconosciuti dalla Camera solo lo scorso
gennaio come reati e, di conseguenza, di qui a quando saranno perseguibili
quanti ne fanno uso ne passerà ancora un po’. Ad oggi ogni volta che ci si trova
di fronte a simili abusi le controindicazioni sono sempre difficili da adottare,
sia per l’ubicazione estera dei server che contengono i materiali, sia perché
non esistono leggi internazionali ad hoc.
Se è giusto garantire l’anonimato in Rete, devono però esserci regole e garanti
della stessa, per colpire quanti la utilizzano scorrettamente. E’ il caso delle
cosiddette "web-mafie" che si servono proprio di siti di pedopornografia
infantile e di social networks per rubare l’identità degli utenti registrati e
attaccare i conti bancari. Circa le insidie di un social network se non
volessimo andare così oltre e giungere alle organizzazioni criminali basterebbe
guardare dietro l’angolo: non è detto che tutti coloro con cui si è intessuto un
rapporto d’amicizia via web siano davvero coloro che dicono di essere.
Ma i social networks sono tanto altro ancora. Fonti di risorse continue
irrompono anche nelle nuove tecniche di business.
Il marketing e il marketing on – line in particolare, la comunicazione, le
risorse umane e il servizio clienti sono curati dalle aziende attraverso le reti
sociali. Non è difficile trovare sul web i profili delle aziende più disparate
che, in aree quali marketing e comunicazione, hanno fatto dei social networks
strumenti integranti delle proprie iniziative. Le aziende medio - piccole
utilizzano attivamente questi canali per generare contatti e promuovere
iniziative, mentre per le grandi aziende è un terreno in fase di esplorazione.
La ricerca “Business e gaming”: gioco e social network nella rete d’impresa”
presentata da Sony Entertainment e dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione
dell’Università La Sapienza di Roma ha rilevato come in alcuni casi le reti
sociali, anche attraverso l’utilizzo dei videogame in essi presenti, vengano
sfruttati per scopi professionali. Facile rilevare la presenza, all’interno di
un gran numero di social networks, di pagine personali e gruppi volti a
pubblicizzare un prodotto, un brand, un evento o un servizio. Questo trend
riguarda soprattutto i social networks più diffusi e conosciuti come Facebook,
MySpace o Twitter, in cui gli spazi dedicati alla promozione e al marketing
prendono le sembianze di gruppi di fan o community di appassionati, dedicati
allo scambio di esperienze e opinioni, ma anche veri e propri profili aziendali.
A questi si aggiungono poi i social networks dedicati in modo specifico al mondo
dei consumi e alla pubblicità (Zooppa e Zzub ne sono un esempio) o quelli
dedicati a nicchie di consumo o target specifici. Anche i videogames
rappresenterebbero un modo, per le aziende, tanto di farsi pubblicità quanto di
organizzare l’attività di recruiting. Emblematici il caso del videogioco
America’s Army, ideato negli USA dal Ministero della Difesa nel 2002 e
distribuito gratuitamente sul web, che è nato come supporto per il reclutamento
e l’addestramento on - line o l’esperienza dell’Oreal in Italia che ha
associato la dimensione del gioco a quella del recruiting attraverso i due
games: L’Oréal Brandstorm e L’Oréal e-Strat Challenge.
La suddetta indagine individua peraltro la possibilità di raccogliere fondi
attraverso i videogiochi delle reti sociali. Significativo come circa il 32% del
campione di persone preso in esame si è servito di piattaforme quali Monster o
LinkedlIn per cercare lavoro.
Il capo di imputazione più forte per Facebook & company è la gestione della
privacy, la tecnologia già consente di utilizzare delle misure precauzionali per
tutelarla, ma probabilmente anche in questo caso, un atteggiamento più
consapevole e un po’ di buon senso rispetto alla gestione della propria identità
on - line consentirebbe di ovviare, anche parzialmente, al problema. Se esistono
delle perplessità in merito riguardano tutto ciò che, con Facebook ad esmpio, è
condiviso in rete e che permane nella banca dati del sito anche dopo la
cancellazione del proprio profilo e quindi disponibile in qualsiasi momento.
Anche l’Unione Europea è intervenuta lo scorso anno circa la necessità di una
tutela più restrittiva della privacy soprattutto per i minorenni. I profili dei
minorenni dovranno essere, infatti, privati per default e non indicizzabili,
quindi non accessibili facilmente attraverso i motori di ricerca. Proibiti agli
under dodici i social networks continuano nella loro evoluzione e nasce “Shidonni”,
il primo e più popolato social network per utenti under 12, nato dall’idea di un
gruppo di genitori israeliani nella cittadina di Rehotot, a sud di Tel Aviv.
L’obiettivo è quello di rappresentare un mondo senza confini dove non esiste
violenza o egoismo, a dimensione di bambino. Questo Facebook a portata di
bambino, ha superato da poco la soglia dei 200.000 utenti, già tradotto in otto
lingue, entro due mesi, svelano i suoi ideatori, sarà disponibile anche in
italiano. L’aspetto sicurezza dovrebbe essere garantito dal fatto che Shidonni
non permette interazioni con utenti sconosciuti ma solo la possibilità di
disegnare figure e personaggi dettati dalla fantasia del bambino a cui il sito
darà vita. A breve, dunque, la moda dei social networks sarà a portata di
contagio per tutti, prescrizione indispensabile: un po’ di buonsenso e la
necessità di una buona dose di responsabilità individuale e collettiva, nonché
una sana educazione alla navigazione sul web che potrebbero giovare a tutti.
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febbraio 2010)
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